LESIONI NODULARI DELLA CUTE
Per nodulo intendiamo un rilievo
circoscritto della cute, persistente per settimane. In
questo capitolo sono comprese le malattie cutanee
caratterizzate dalla presenza di infiltrati nodulari nel
derma, sia di tipo infiammatorio (granulomi) che
proliferativo. Ci occuperemo inizialmente delle lesioni
nodulari infiammatorie o granulomatose, che sono
provocate da agenti infettivi -virali, batterici e
micotici-, da infestazioni -scabbia, leishmaniasi,
puntura di zecca-, da altri agenti -granulomi
post-traumatici, granuloma gluteale infantile- o da cause
non ben precisate -granuloma anulare, granuloma facciale,
sarcoidosi-.
Malattia
granulomatosa cronica
Iniziamo dalla malattia
granulomatosa cronica (MGC), che pur essendo determinata
da agenti infettivi, è condizionata da un deficit della
funzione battericida dei fagociti, trasmesso
ereditariamente.
La malattia granulomatosa cronica viene di solito
trasmessa in modo recessivo legato al sesso, quindi con
prevalenza nel maschio nato da donna portatrice del
difetto genetico: il gene è stato mappato nella regione
Xp21.1 del cromosoma X (ma esistono anche forme a
trasmissione autosomica recessiva). Il difetto genetico
che ne consegue consiste nella mancanza di un citocromo
b, che ha un ruolo importante nel sistema ossidativo,
responsabile dellesplosione dellattività
respiratoria ossidativa dei fagociti. Il difetto è
presente sia nei neutrofili, che negli eosinofili e nei
monociti. La fagocitosi batterica è di solito associata
con una esplosione dellattività respiratoria
ossidativa, che libera perossido didrogeno e
radicali intermediari instabili ad attività microbicida,
come lossigeno monovalente e gruppi ossidrilici. Il
perossido didrogeno, combinandosi con cloruri e
ioduri, dà origine a sali ossidati di alogeni,
determinanti nellattività battericida; la reazione
è catalizzata dalla mieloperossidasi.
Laccumulo di batteri vivi nei fagociti porta alla
formazione di granulomi nella cute, nei linfonodi,
polmone, fegato, intestino e midollo.
La diagnosi di laboratorio più
semplice si avvale del test NBT (nitroblu tetrazolio):
questo test si basa sulla capacità dei neutrofili di
ridurre durante la fagocitosi il tetrazolio nitroblu
ossidato e incolore a blu formazan.
Dal punto di vista clinico
linizio è precoce, di solito nei primi due anni di
vita; è caratterizzato da pustolosi neonatale e da
lesioni aspecifiche impetiginizzate periorifiziali, di
solito del volto. Successivamente compaiono le
caratteristiche lesioni nodulari, granulomatose con
tendenza ad ulcerarsi, localizzate soprattutto al volto
(Fig. 725).

Fig. 725: Malattia
granulomatosa
cronica con lesioni nodulari del volto. |
|
Spesso sono
presenti follicoliti del cuoio capelluto, ascessi
perianali e perionissi suppurative. Tutte queste
infezioni sono dovute allo Stafilococco aureo o a
germi opportunistici, come Nocardia, Legionella o
Aspergilli.
Oltre alle lesioni cutanee, che spesso sono le
prime ad apparire, sono presenti bassa statura,
infezioni polmonari recidivanti (caratteristico
è laspetto radiologico di polmonite
incapsulante) e gastroenteriche, con
caratteristiche lesioni granulomatose ostruttive.
La prognosi è variabile, influenzata
positivamente dal trattamento antibiotico
(trimetoprim-sulfametossazolo) e antimicotico
continuo e da unattenta antisepsi cutanea.
Sono stati utilizzati anche linterferon
gamma e il trapianto di midollo.
|
Malattie
virali granulomatose
Alcune infezioni virali
possono assumere saltuariamente un aspetto
granulomatoso, per il coesistere di particolari
condizioni morbose. Ad esempio lHerpes simplex in soggetti affetti da leucemia
può assumere un aspetto granulomatoso (Fig. 726,
727).
Il
nodulo dei mungitori è dovuto ad un pox virus,
responsabile di mastite nei bovini. È una
malattia professionale che colpisce gli addetti
alla mungitura. Si manifesta con una lesione
infiammatoria granulomatosa delle mani (Fig.
728), che va poi incontro a necrosi emorragica e
risolve spontaneamente.
|
|

Fig. 726: Herpes
simplex granu-
lomatoso in soggetto che risul-
terà poi affetto da leucosi. |
Malattie
batteriche granulomatose
Le grandi malattie infettive
croniche hanno avuto un ruolo determinante nella storia
della dermatologia e, anche se oggi meno frequenti e meno
temibili che nel passato, sono tuttora responsabili di
interpretazione pregiudiziale delle lesioni
dermatologiche, soprattutto di quelle che persistono a
lungo in sedi esposte e visibili. Un tempo queste
malattie erano caratterizzate dalla presenza di lesioni
contagiose in sedi esposte e dalla prognosi severa,
spesso mortale. Oggi è rimasta la paura pregiudiziale di
queste lesioni, che nella fantasia popolare si è estesa
a tutte le lesioni dermatologiche persistenti in sedi
visibili. Ciò fa sì che qualsiasi lesione dermatologica
visibile e persistente generi in chi la osserva paura del
contagio e quindi repulsione nei confronti del soggetto
che ne è affetto. A sua volta chi ne è affetto, non
solo deve patire le conseguenze della lesione
dermatologica, variabili da lesione a lesione, ma deve
fare i conti con questa pena aggiuntiva, cioè il
sentirsi respinto pregiudizialmente, solo perchè ha una
lesione visibile e persistente, anche se questa non è
per nulla contagiosa. Non è strano pertanto che una
malattia dermatologica persistente e visibile venga
considerata una disgrazia, sia nel mito (si pensi al
personaggio biblico Giobbe), che nellarte.
Un importante corollario di questo pregiudizio è che il
medico che diagnostica una malattia cutanea non
contagiosa, deve, con le parole e con i gesti,
rassicurare il paziente e i suoi familiari che non si
tratta di una malattia contagiosa, anche se la relativa
domanda non viene esplicitamente posta.
Tubercolosi
cutanea. Nel bambino
il quadro che più frequentemente viene diagnosticato nei
paesi sviluppati è lo scrofuloderma (Fig. 730).

Fig. 730:
Scrofuloderma con lesioni granulomatose e con
evidente adeno-
patia sottomandibolare. |
Si tratta di una forma di
tubercolosi secondaria in cui la cute viene
interessata per contiguità da un focolaio
tubercolare sottostante, di solito un linfonodo
(Fig. 731). La sede più frequentemente
interessata è quella laterocervicale, in seguito
allinfezione di un linfonodo cervicale.
La lesione caratteristica è un nodulo
infiammatorio, di colorito rossastro, teso (Fig.
731), di 2-4 cm di diametro, che diventa sempre
più teso fino ad ulcerarsi (Fig. 732). Il
linfonodo sottostante non sempre è clinicamente
evidente. Dopo lulcerazione si formano dei
tragitti fistolosi spesso comunicanti tra di loro
ed essudanti. Inizia poi il processo fibroso
riparativo che porta alla formazione di una
cicatrice irregolare, spesso deturpante. |
Lesame istologico, che
raramente viene praticato, mostra inizialmente il tipico
granuloma tubercolare, costituito da cellule epitelioidi
con cellule giganti di Langhans al centro e cellule
mononucleate alla periferia; il centro della lesione va
poi incontro alla necrosi caseosa e in seguito ad un
processo fibrosclerotico.
La diagnosi viene confermata
dalla positività alla reazione intradermica con
tubercolina, dalla dimostrazione di bacilli
alcol-acidoresistenti nellesame batteriologico a
fresco e, soprattutto, dalla positività delle colture in
Petragnani. La PCR, quando disponibile, può identificare
anche piccole quantità di DNA micobatterico e confermare
la diagnosi in pochi giorni.
Il lupus
volgare è unaltra
forma di tubercolosi post-primaria, che insorge in
soggetti con ipersensibilità nei confronti del
micobatterio tubercolare. È attualmente poco frequente,
specie nel bambino.
Le lesioni insorgono di solito sul volto, specie intorno
al naso e sono caratterizzate da placche eritematose che
alla vitropressione mostrano un caratteristico colore
giallo-caramello e alla periferia i caratteristici
micronoduli mollicci, depressibili. Le placche possono
ulcerarsi e dare esiti cicatriziali devastanti.
La diagnosi è clinica e confermata dalla positività
intensa alla tubercolina ed eventualmente dallesame
istologico. Le colture sono meno facilmente positive.
Tubercolosi
cutanea primaria. Una
forma molto più rara di tubercolosi cutanea, ma
caratteristica del bambino, è la tubercolosi cutanea
primaria, che è legata allinoculazione sulla cute
del M. tuberculosis in un individuo che non ha mai avuto
contatto con il microorganismo. Si tratta di una lesione
noduloulcerativa (Fig. 729) che colpisce più spesso la
cute del volto nel bambino, con frequente adenopatia
satellite.

Fig. 729: Tubercolosi
cutanea primaria in
un bambino di un anno. |
|
Guarisce
lentamente in molti mesi e può evolvere in una
forma di tubercolosi post-primaria.
Istologicamente si osserva un infiltrato acuto di
leucociti polimorfonucleati, ricco di micobatteri
allinizio, mentre con il passare del tempo
linfiltrato assume i caratteri del
granuloma tubercolare con scomparsa dei bacilli.
Può essere associata, come altre forme di
tubercolosi, ad eritema nodoso. La comparsa di
eritema nodoso nel bambino è un evento
eccezionale, ma deve far sempre pensare alla
possibilità di una tubercolosi.
|
Il trattamento si basa
sulluso dellisoniazide (15 mg/kg/die, max 300
mg), della rifampicina (10 mg/kg/die) e della
pirizinamide (30 mg/kg/die) per i primi 2 mesi, quindi
isoniazide e rifampicina due volte la settimana per i
successivi 4 mesi.
Sifilide. Lesioni
sifilitiche granulomatose si possono osservare sia nella
forma primaria che nella forma terziaria. Nel bambino la
forma terziaria è pressocchè inesistente e la forma
primaria esiste solo come conseguenza di un abuso
sessuale nel periodo peripuberale. Accenneremo quindi
alla sifilide congenita, forma più frequente nel
bambino, anche se la sua frequenza è molto variabile nel
tempo e nei diversi paesi. Ad esempio nella città di New
York nel 1986 sono stati registrati 56 casi di sifilide
congenita, mentre tre anni dopo i casi erano più di
1.000.
La gravida affetta da sifilide recente contagia il feto
per via transplacentare, a partire dal quarto mese di
vita fetale. Se la madre è affetta da sifilide latente,
le probabilità di infettare il feto diminuiscono
significativamente. Linfezione è possibile, a
prescindere dai casi di negligenza, per negatività
sierologica della madre dovuta ad un contagio tardivo
oppure alla presenza di un eccesso di anticorpi, come
può verificarsi nella sifilide secondaria.
Linfezione del feto è spesso massiva, tanto da
provocare un aborto: caratteristici della sifilide
congenita fetale sono aborti ripetuti e tardivi, dopo il
quarto mese, e idramnios. Natimortalità e mortalità
perinatale sono anche espressione di uninfezione
massiva del feto. Quando linfezione è meno
massiva, perchè ad esempio il contagio è avvenuto
tardivamente, si può avere prematurità o comparsa
tardiva dei segni clinici, anche dopo anni. Si usa
pertanto descrivere una sifilide congenita precoce, che
corrisponde al periodo secondario della sifilide
acquisita, e una sifilide congenita tardiva, che
corrisponde al periodo terziario.

Fig. 735: Sifiloderma
papu-
loso perianale (condilomi
piani). |
|
Sifilide congenita precoce. A causa dellinfezione
generalizzata, qualsiasi organo può essere
interessato, a partire dalla placenta di solito
ipertrofica. A carico della cute si ha un
sifiloderma papuloso di colorito rosso-rameico.
Le lesioni sono di solito figurate (Fig. 735,
736) e possono interessare la regione perianale
(condilomi piani perianali -Fig. 735-) o
palmoplantare: in questultima sede
caratteristico è laspetto bolloso che fa
parlare di pemfigo sifilitico: una volta che le
bolle si rompono, compaiono lesioni papulose
infiltrate e figurate (Fig. 736). Le lesioni
pullulano di treponemi, che possono essere
dimostrati con lesame a fresco al
microscopio con condensatore paraboloide.
Caratteristiche sono anche le lesioni della
mucosa nasale (coriza sifilitica),
contraddistinte da un essudato siero-ematico. |
Un altro
segno caratteristico è losteocondrite
sifilitica delle ossa lunghe: la zona di
passaggio tra osso e cartilagine appare slargata
e irregolare, mentre da un punto di vista clinico
si ha una tumefazione dolorosa che può portare
alla cosiddetta pseudoparalisi di Parrot (Fig.
733).
Possono inoltre essere presenti anemia,
splenoepatomegalia, nefrosi, polmonite
interstiziale, idrocefalo, manifestazioni
neurologiche, oculari o di qualsiasi altro
organo. |

Fig. 733: Sifilide
congenita: pseudo-
paralisi di Parrot con sifiloderma
papuloso. |
Una sierologia falsamente negativa
nel neonato (eccesso di IgG 7S di provenienza materna
allFTA/IgM) può ritardare la diagnosi e la
terapia. Cè poi il problema delle reazioni
sierologiche falsamente positive per lue, per il
passaggio attraverso la placenta di anticorpi materni di
tipo IgG 7S. La diagnosi differenziale di questa
condizione è estremamente importante. Sarebbe semplice
fare un trattamento specifico a tutti i neonati con VDRL
positiva, ma significherebbe insinuare nella madre il
dubbio che il suo bambino sia stato da lei infettato.
Daltro canto non si può ignorare che alla nascita,
sia pure raramente, possono mancare segni clinici di
sifilide congenita e che questi si possono presentare
tardivamente, anche dopo molti anni. È importante tener
presente che il titolo degli anticorpi trasmessi
passivamente cala rapidamente nel neonato per annullarsi
verso il terzo mese. Se si testano quantitativamente
nella stessa seduta dello stesso laboratorio il siero
della madre e quello del figlio, in caso di positività
trasmessa, il titolo anticorpale del figlio non è mai
superiore a quello della madre e diminuisce
significativamente dopo 1 mese. Test più specifici come
lFTA/IgM non sono disponibili in tutti i laboratori
e non sono esenti da false positività e false
negatività. Laumento delle IgM nel neonato e i
test aspecifici di flogosi possono far sospettare una
sifilide congenita. Un criterio molto importante deriva
dallanamnesi materna: se la madre è stata
opportunamente curata, è molto improbabile che il
neonato sia affetto da sifilide congenita. Non è
pertanto corretto curare un neonato con positività
trasmessa, a meno che in particolari condizioni
ambientali non si abbia la possibilità di monitorare nel
tempo il neonato stesso.
Lebbra. È una malattia infettiva granulomatosa
causata dal Mycobacterium leprae, che può essere
dimostrato nei tessuti (Fig. 739): la cute e i nervi sono
gli organi più colpiti. Il contagio avviene in seguito a
prolungato contatto in soggetti predisposti: è pertanto
più probabile che si infetti il figlio, che non il
coniuge di una persona affetta. La sorgente della
malattia è di solito un familiare affetto da una forma
lepromatosa non diagnosticata con secrezione nasale ricca
di bacilli e linfezione si contrae in genere in
età pediatrica.
Le espressioni cliniche della malattia sono dovute alla
reattività immunologica e al danno neurologico
periferico. La lebbra lepromatosa e tubercoloide sono i
due estremi dello spettro clinico della malattia: nella
lebbra lepromatosa limmunità cellulo-mediata
specifica nei confronti del micobatterio è depressa,
sicchè si verifica una importante moltiplicazione e
diffusione bacillare nei tessuti, mentre lassenza
di linfociti attivati fa sì che la compromissione
neurologica sia scarsamente evidente. Viceversa nella
lebbra tubercoloide la reazione cellulo-mediata è
significativa, con conseguente localizzazione della
malattia a pochi siti e con importante compromissione
neurologica causata dallinfiltrato linfocitario. La
compromissione neurologica è evidente sia a livello
della cute, che a livello dei nervi periferici. A livello
della cute la compromissione delle fibre sensoriali e
autonome comporta la perdita della sensibilità e della
sudorazione nelle aree interessate. I tronchi nervosi
periferici più superficiali e quelli che corrono in
tunnel fibro-ossei sono più facilmente compressibili da
parte dellinfiltrato linfocitario. Ne conseguono
anestesia, debolezza muscolare e contratture:
lanestesia è a sua volta responsabile di ustioni,
necrosi tissulari e ulcerazioni. Conseguenza
dellalterata reattività immunologica sono la
reazione leprosa e leritema nodoso leproso,
questultimo dovuto alla deposizione di
immunocomplessi.
Da un punto di vista clinico il primo segno è di solito
unarea di insensibilità della cute, che si può
riscontrare in corrispondenza di unarea ipocromica
oppure si può sospettare e poi dimostrare su una ustione
o su unulcera traumatica, inspiegabile se non si
pensa appunto ad un difetto di sensibilità.
Come abbiamo accennato, i due quadri polari di lebbra
sono la lebbra tubercoloide e lepromatosa, mentre la
lebbra "borderline" ha caratteristiche
intermedie tra le due.
Nella lebbra tubercoloide le lesioni sono scarse e caratterizzate da
una placca eritematosa con centro ipopigmentato,
insensibile. Nel soggetto con pelle scura leritema
può mancare. Alla periferia della placca si può talora
palpare un nervo ispessito. Può esserci solo
linteressamento del nervo senza lesioni cutanee.

Fig. 738: Lebbra
lepromatosa in un bam-
bino di 6 anni. |
|
Lebbra lepromatosa. È caratterizzata da sintomi
mucosi, essenzialmente rinite essudativa ed
emorragica, e cutanei come macchie eritematose e
ipocromiche, papule, noduli (Fig. 738) e
infiltrazione diffusa della cute. In questa forma
sono frequenti le reazioni lepromatose,
caratterizzate da sintomi generali imputabili ad
una vasculite da immunocomplessi e lesioni
cutanee nodulari, soprattutto del volto e della
superficie estensoria delle braccia, che possono
suppurare e ulcerarsi.
Linteressamento nervoso nella lebbra
colpisce soprattutto la funzione sensoriale. |
Linteressamento del sistema
nervoso autonomo è costante nelle forme gravi. Raramente
si può avere un interessamento esclusivo della
componente motoria.
Lesioni oculari fino alla cecità non sono eccezionali
nella lebbra.
La diagnosi di lebbra si fa clinicamente, in base alla
presenza di anestesia, ispessimenti nervosi o lesioni
cutanee tipiche e biologicamente con la dimostrazione del
bacillo di Hansen su strisci nasali e di lesioni cutanee.
La terapia della lebbra impiega essenzialmente la
rifampicina, il dapsone e la clofazimina: i pazienti
paucibacillari sono trattati con unassociazione di
due farmaci (rifampicina e dapsone) per sei mesi; i
pazienti multibacillari sono trattati con una
associazione di tre farmaci (rifampicina, dapsone e
clofazimina) per due anni. Dopo la sospensione del
trattamento i pazienti paucibacillari vengono seguiti per
2 anni, quelli multibacillari per 5 anni.
La terapia delle reazioni leprose si fonda sulluso
del cortisone e nei casi più lievi della talidomide.
Micosi
granulomatose
Tratteremo in questo capitolo la
candidiasi granulomatosa, il kerion e la sporotricosi.

Fig. 740: Candidiasi
granu-
lomatosa. Perionissi con
grave sofferenza ungueale
(onicogrifosi). Sono inoltre
presenti lesioni granuloma-
tose sul volto e sul cuoio
capelluto. |
|
Candidiasi granulomatosa. È una delle forme più gravi di
candidiasi cutaneo-mucosa cronica. Mentre le
altre tre forme si trasmettono in modo autosomico
dominante o recessivo, questa forma non sembra
trasmettersi ereditariamente. È anche
caratterizzata da una particolare gravità con
interessamento esofageo, con altre infezioni e
bronchiectasie.
Dal punto di vista dermatologico, questa forma è
caratterizzata da lesioni ipercheratosiche e
nodulari prevalenti al cuoio capelluto. I
granulomi sembrano legati allaccumulo di
neutrofili che non riescono a distruggere le
candide. Le lesioni cutanee sono estese e la
compromissione ungueale importante (Fig. 740,
741).
La prognosi della candidiasi granulomatosa, come
quella delle altre forme di candidiasi
cutaneo-mucosa cronica è cambiata con
lavvento del chetoconazolo e poi degli
altri antimicotici per uso sitemico. Le forme
più lievi regrediscono talora definitivamente
dopo un solo ciclo di questi farmaci. Più spesso
è necessario somministrare più cicli del
farmaco. |
Kerion. Viene di solito descritta come una tigna
flogistica, mentre si dà il nome di tigne non
flogistiche alle tigne tonsuranti. In realtà flogosi si
ha anche nelle tigne tonsuranti, come testimoniato dalla
presenza di desquamazione. Questa forma di tigna si
accompagna ad una flogosi intensa di tipo granulomatoso,
cui consegue la suppurazione delle lesioni. La flogosi è
talmente violenta che porta alla regressione delle
manifestazioni micotiche, anche in assenza di terapia
specifica. In effetti il kerion era lunica tigna,
in epoca pregriseofulvinica, che guariva prima della
pubertà. Le tigne tonsuranti invece andavano avanti fino
alla pubertà, se non si sottoponeva il bambino a metodi
terapeutici aggressivi, quali lacetato di tallio o
la roentgendepilazione, che comportavano gravi effetti
collaterali, fino alla morte.
Il kerion
(Fig. 745) è provocato dagli stessi agenti che
provocano le tigne tonsuranti, attualmente quindi
dal Microsporon canis nella maggioranza dei casi.
È quindi la reazione individuale del soggetto a
fare la diversità delle manifestazioni cliniche.
Da un punto di vista clinico le lesioni appaiono
congeste e infiltrate fino alla formazione di una
placca granulomatosa, nettamente delimitata e
rilevata per 1-2 centimetri; iniziano poi i
fenomeni suppurativi con fuoriuscita di pus
spontaneamente e alla palpazione; spesso coesiste
adenopatia satellite e sovrapposizione batterica.
Coesiste anche sintomatologia generale e intenso
dolore, spontaneo e provocato. Dopo un paio di
mesi, anche se non si interviene con la terapia
specifica antimicotica, le lesioni incominciano a
regredire spontaneamente.
I peli mancano completamente o quasi in
corrispondenza delle lesioni flogistiche. |
|

Fig. 745: Tigna
infiammato-
ria localizzata alla regione
parieto-nucale destra a tipo
kerion. |
Dopo la regressione dei
fenomeni infiammatori, i capelli ricrescono solo
parzialmente e rimangono sempre più radi in
corrispondenza della placca.
La diagnosi con lesame micologico a fresco è più
difficile che nelle tigne tonsuranti, per la mancanza di
peli tronchi e per la presenza del pus.
La terapia si fonda sullimpiego della
griseofulvina, al dosaggio di 15 mg/kg/die per 30 giorni.
Le compresse per i bambini più piccoli sono polverizzate
con un cucchiaino e sono somministrate a stomaco pieno.
È spesso utile associare degli antibiotici almeno
allinizio del trattamento antimicotico. Importante
è anche la terapia decongestionante locale, che si basa
sulluso di impacchi a temperatura ambiente con
blandi disinfettanti.
Secondo la legge il bambino può frequentare la scuola
con lobbligo di un copricapo; è però preferibile
di solito risparmiare al bambino gli sguardi sospettosi
dei compagni e soprattutto degli adulti, timorosi del
contagio e farlo ritornare a scuola quando la situazione
migliora da un punto di vista estetico.

Fig. 742: Sporotricosi linfa-
tica. |
|
Sporotricosi. È uninfezione micotica del
sottocutaneo con un particolare tropismo per le
strutture linfatiche, causata dallo Sporotrichum
schenckii. La malattia ha una particolare
distribuzione geografica, prediligendo zone
temperate e tropicali.
La penetrazione del fungo avviene attraverso
soluzioni di continuo, di solito traumatiche,
della cute soprattutto degli arti inferiori. È
più frequente in adulti maschi che sono
professionalmente esposti (contadini, minatori),
ma si può verificare anche in bambini (Fig. 742,
743), specialmente se camminano scalzi nel
terreno.
Una volta penetrato nella cute, il fungo provoca
una reazione granulomatosa dermo-ipodermica, con
tendenza alla necrosi colliquativa. Secondo la
reazione del soggetto, la malattia può rimanere
localizzata nel sito di penetrazione del fungo,
può trasmettersi lungo le vie linfatiche fino ai
linfonodi regionali oppure può, raramente, dare
una malattia sistemica. |
La forma clinica più frequente è
quella linfatica, che inizia con una lesione nodulare, in
genere localizzata a un piede o a una gamba. Se la
lesione non viene diagnosticata e tempestivamente
trattata, va incontro a necrosi colliquativa e
ulcerazione. Successivamente linteressamento dei
linfatici è tradito dallindurimento dei vasi
linfatici drenanti e dalla comparsa, lungo il loro
decorso di altre lesioni granulomatose, che
successivamente tendono anchesse a colliquarsi e
ulcerarsi. Se non trattata, la malattia può interessare
i linfonodi, che possono anchessi colliquare e
ulcerasi, mentre le lesioni precedenti possono guarire
spontaneamente.
Più rara è la forma localizzata, in cui la malattia,
probabilmente per un alto grado di resistenza
immunologica del paziente, rimane fissa nel sito di
inoculazione primaria, percorrendo le stesse tappe già
descritte nella forma linfatica, fino alla eventuale
risoluzione spontanea.
Viceversa la forma sistemica, probabilmente dovuta ad uno
stato di anergia del soggetto, ad esempio alcolista, è
caratterizzata da lesioni disseminate dei polmoni,
articolazioni, meningi e della cute.
La sporotricosi cutanea deve essenzialmente essere
differenziata dalle micobatteriosi e dalla leishmaniasi.
I dati anamnestici (provenienza dellammalato,
professione), lesame a fresco delle lesioni
(leishmaniasi) e colturale (micobatteriosi) rendono di
solito agevole la diagnosi differenziale. Lesame
colturale su terreno di Sabouraud dà origine a colonie
biancastre, umide, a superficie rugosa, che diventano
progressivamente color cioccolato (Fig. 743).
La terapia della sporotricosi si fonda sullimpiego
dello ioduro di potassio in soluzione satura (ioduro di
potassio g 10, acqua distillata ml 10): si incomincia da
3-5 gocce della soluzione tre volte al giorno, lontano
dai pasti, e si incrementa giornalmente la dose fino ad
arrivare ad un massimo di 30-50 gocce tre volte al
giorno. Il trattamento va proseguito per 20-30 giorni,
fino alla cicatrizzazione delle lesioni.
Unalternativa allo ioduro di potassio è
litraconazolo, alla dose di 3 mg/kg/die (100-200
mg/die in adulti) per lo stesso periodo di tempo.
Infestazioni
granulomatose
Tra gli agenti che possono
provocare reazioni granulomatose della cute, tratteremo
la leismaniasi, la scabbia e la puntura di zecca.
Leishmaniasi. È dovuta a protozoi flagellati del genere
Leishmania, che vanno incontro ad un ciclo di sviluppo
nellintestino di insetti del genere Phlebotomus in
Europa.
Nellospite vertebrato la forma amastigote (priva di
flagello) si ritrova nelle cellule del sistema
reticolo-endoteliale, sotto forma di corpiccioli
tondeggianti di 2-3m, che caratteristicamente presentano
due nuclei basofili eccentrici, il più piccolo dei quali
è il chinetoplasto. Linfezione è di solito
trasmessa con la puntura del flebotomo. I vertebrati
rappresentano lospite abituale e la riserva
dellinfestazione: le loro abitudini di vita e il
ciclo biologico del flebotomo condizionano la
distribuzione della malattia in particolari aree
geografiche. Luomo è di solito un ospite
occasionale e può manifestare lesioni sulla cute o
viscerali, dovute di solito allo stesso parassita: è
però improbabile osservare contemporaneamente una
leishmaniasi viscerale e cutanea.
La leishmaniasi cutanea è caratterizzata da una lesione
granulomatosa nodulare, che appare sulle parti scoperte,
più frequentemente in bambini (Fig. 746).

Fig. 746: Leishmaniasi nodu-
lare. |
|

Fig. 748:
Leishmaniasi tubercoloide. |
|
Il nodulo ha
una consistenza duro-elastica, con una
caratteristica zona di rammollimento centrale,
che corrisponde a fenomeni necrotici. La zona di
rammollimento si evidenzia particolarmente quando
si esegue con il cucchiaino un prelievo di un
frustolo di tessuto per la ricerca del parassita.
La parte centrale tende ad ulcerarsi e a
ricoprirsi di una crosta. Dopo molti mesi la
lesione tende a regredire con fibrosi: di qui la
dizione di "bottone di un anno". La
lesione può essere più o meno estesa a formare
una placca (Fig. 747); può anche essere poco
infiltrata (Fig. 748), di colorito giallo-arancio
(leishmaniasi lupoide). |
La diagnosi viene di solito
sospettata clinicamente in base alla morfologia delle
lesioni e alla provenienza dellammalato.
La diagnosi clinica è di solito confermata dalla
dimostrazione del parassita nelle lesioni; dopo aver
prelevato un frustolo di tessuto, lo si striscia su un
vetrino portaoggetti, si fissa con alcool metilico e si
colora con Giemsa.
Nelle forme
granulomatose i parassiti si dimostrano in genere
abbastanza facilmente, di solito allinterno
di cellule istiocitarie (Fig. 750) oppure liberi
nel tessuto interstiziale.
Nelle forme paucibacillari può essere utile la
ricerca di una reazione cutanea ritardata, in
seguito alliniezione intradermica di
leishmanina (Fig. 749), cioè di estratti di
leishmania in soluzione fenica.
Nellinterpretazione di questa reazione
bisogna tener però presente che nelle zone
endemiche, ad una certa età, notevole è il
numero degli individui sensibilizzati. Si può
anche procedere alla coltura di leishmanie da un
frustolo di tessuto insemenzato in terreno
cuore-cervello addizionato con emazie di coniglio
(Fig. 751). |
|

Fig. 750: Tipico
aspetto con due nuclei delle Leishmanie
intrafago-
citarie nello striscio da lesione. |

Fig. 751: Forma flagellata della Leishmania in
coltura (Brain-heart con sangue defibrinato di
coniglio). |
Nonostante le lesioni cutanee
guariscano spontaneamente, non è possibile predire i
tempi di guarigione, per cui di solito si esegue un
trattamento locale con iniezioni intralesionali di sali
di antimonio (1-2 ml): se il nodulo è di modeste
dimensioni basta una sola iniezione intralesionale, per
lesioni estese possono essere necessarie più iniezioni
per infiltrare tutta la lesione. Luso
intramuscolare di sali di antimonio alla dose di 20
mg/kg/die, non privo di effetti collaterali, deve essere
riservato alle forme molto estese, con rischio di
cicatrici inestetiche e continuato fino alla guarigione
delle lesioni (in genere 10-15 giorni).
Scabbia. È una infestazione dovuta ad una acaro,
il Sarcoptes scabiei. La varietà hominis (Fig. 752) è
responsabile della scabbia umana e specifico per la cute
delluomo, è cioè capace di riprodursi soltanto
nellepidermide umana. Esiste un acaro per ogni
mammifero, ad esempio lacaro della scabbia canina,
del gatto, ecc., capaci di riprodursi soltanto
nellepidermide di cane, di gatto ecc.: questi acari
possono pungere luomo, ma non possono riprodursi e
quindi persistere nella sua epidermide. Quindi, una volta
trattato il cane o il gatto, le lesioni provocate
nelluomo dai loro acari specifici regrediscono
spontaneamente.
Lacaro femmina, dopo laccoppiamento, si scava
un cunicolo (Fig. 756, 757) nello strato corneo e vi
depone le sue uova: queste in pochi giorni si schiudono e
le larve in esse contenute diventano adulte, si
accoppiano, dando origine ad un nuovo ciclo.
Linfestazione regredisce
solo quando tutti gli elementi adulti e larvali vengono
uccisi.
Lacaro della scabbia sopravvive molto poco al di
fuori dellepidermide umana, sicchè il contagio
avviene da uomo a uomo, in seguito ad un contatto intimo,
di solito dormendo nello stesso letto. Il contagio
dipende anche dalla predisposizione ad ammalare e dalla
carica di acari.
La predisposizione non dipende
da uno stato di immunità specifica, che non esiste,
probabilmente perchè lacaro si mantiene molto in
superficie e non arriva a contatto con le strutture
immunocompetenti della cute; dipende invece da una
predisposizione naturale, diversa da individuo a
individuo e che in parte spiega certe strane resistenze
nellambito di uno stesso nucleo familiare.
La carica di acari è certamente importante, come
dimostra il fatto che la cosiddetta scabbia norvegese, in
cui la cute è disseminata di cunicoli e quindi pullula
di acari, è altamente contagiosa. La carica di acari è
anche importante nel determinare il periodo di
incubazione della malattia, che varia da pochi giorni ad
alcune settimane.
Da un punto di vista
epidemiologico non ha importanza nè il sesso, nè
letà del soggetto. Per quanto riguarda
questultima, la scabbia si può verificare a
partire dalla seconda settimana di vita fino alla morte.
Il prurito è il sintomo
soggettivo più importante e quello per cui spesso il
soggetto giunge allosservazione. La caratteristica
più importante del prurito scabbioso è il fatto che
esso spesso è presente in più membri del nucleo
familiare e che insorge a distanza di due-tre settimane
nei diversi soggetti dello stesso nucleo: se questa è la
regola, certamente è possibile che un solo soggetto
resti colpito in un nucleo familiare per molto tempo e
questa evenienza si verifica di solito negli individui
che dispongono e approfittano di tutte le comodità
igieniche.
Si dice di solito che il
prurito scabbioso prevalga di notte e si esacerbi nel
momento di andare a letto: in realtà questo
comportamento è presente in tutte le malattie più
pruriginose e in particolare nella dermatite atopica.
Le lesioni della scabbia hanno
una caratteristica morfologia e distribuzione. La lesione
iniziale e più caratteristica è il cunicolo (Fig. 756),
cioè una lesione lineare lunga 4-12 millimetri e larga
meno di 1 millimetro: questa lesione è dovuta al
percorso intracorneo della femmina del Sarcoptes e alla
deposizione delle uova. La vescicola perlacea, isolata o
al termine di un cunicolo, si trova invece molto più
raramente: questa lesione, che corrisponderebbe alla fine
del percorso della femmina, si può evidenziare talvolta
in sede palmare, dove il maggiore spessore del corneo ne
permette una più lunga persistenza. La vescicola
perlacea non va confusa con le pustole palmo-plantari
(Fig. 638) che si riscontrano nel primo anno di vita dopo
una scabbia curata: le pustole hanno un contenuto torbido
e non sono abitate da acari. A prescindere da cunicoli e
vescicole perlacee, che possono essere considerate
lesioni specifiche della scabbia, ci sono altre lesioni
nella malattia, che vanno da papulovescicole di varie
dimensioni a lesioni da grattamento di diverso tipo.
Accanto a queste lesioni ci
sono anche i granulomi, cioè dei noduli di 5-20
millimetri, di colorito rossastro o rosso-brunastro, di
consistenza dura. Questi noduli, caratteristici del
bambino, si riscontrano spesso dopo alcune settimane
dallinizio della malattia, non sono abitati da
acari e probabilmente rappresentano una reazione da corpo
estraneo a materiale esogeno penetrato nel derma con il
grattamento. I noduli caratteristicamente vanno incontro
a periodica riacutizzazione della flogosi, con temporaneo
aumento del prurito e delle loro dimensioni.
Ci sono poi le lesioni eczematose e impetiginizzate,
espressione di complicanze dovute al grattamento.
La presenza di cunicoli,
vescicole perlacee, papulovescicole, noduli, lesioni
eczematose e impetiginizzate conferisce un caratteristico
polimorfismo alle manifestazioni cliniche della scabbia.
Accanto a questo polimorfismo,
ciò che fa sospettare a colpo docchio la diagnosi
di scabbia è la distribuzione delle lesioni. La
distribuzione delle lesioni è talmente tipica che va
ricordata nei dettagli: spazi interdigitali delle mani,
margine ulnare delle mani, superficie volare degli
avambracci, superficie estensoria dei gomiti, pilastri
anteriori delle ascelle, genitali, solchi sottoglutei,
superficie plantare nei bambini. La testa non è mai
colpita, se si escludono i primi mesi di vita. I genitali
primari e secondari sono ancor più spesso interessati
negli adolescenti ed adulti. Bisogna anche ricordare che
la superficie ulnare della mano è raramente interessata
da altre dermatiti e assume il maggiore valore
diagnostico. Non sappiamo con certezza che cosa determini
questa distribuzione così tipica, anche se qualcuno ha
avanzato lipotesi che siano elettive le sedi meno
facilmente grattabili.
La diagnosi differenziale della scabbia si fa da tutte le
dermatiti pruriginose e in particolare dalla dermatite
atopica (DA): la storia familiare nella DA può essere
positiva, ma è difficile che due soggetti dello stesso
gruppo abbiano cominciato a grattarsi a distanza di 15
giorni uno dallaltro. Linsorgenza della
scabbia è più brusca. Le sedi elettive della DA sono
diverse, le lesioni della DA sono meno polimorfe e
mancano sempre dei noduli grossolani. Se si riesce a
identificare i cunicoli, la diagnosi è ancora più
semplice. Nei casi dubbi la ricerca a fresco del
parassita può essere dirimente.
La terapia si fonda su alcuni
principi fondamentali che bisogna conoscere e rispettare,
prima della scelta dellacaricida. La scabbia non
dà immunità e può quindi recidivare più volte: questo
ha come corollario che tutti i soggetti con sospetta
scabbia appartenenti allo stesso nucleo familiare devono
essere curati contemporaneamente. La terapia acaricida
deve essere ripetuta a distanza di 5-7 giorni dalla prima
frizione per essere sicuri di eliminare gli acari usciti
dalle uova dischiusesi dopo il primo trattamento. Il
trattamento deve essere eseguito su tutto il corpo, ad
eccezione della testa, dopo aver fatto un bagno caldo che
maceri gli strati più superficiali del corneo ed esponga
i parassiti allazione diretta dellacaricida.
Il trattamento è di per sé irritante e causa di
prurito.
In pratica dopo un bagno caldo,
si friziona lacaricida con garza su tutto
lambito cutaneo, insistendo di più sulle sedi
elettive e su quelle più interessate dalle lesioni. La
frizione va ripetuta altre 2-4 volte a distanza di 12-36
ore. Al di sotto dellanno sarà bene non ripetere
le frizioni con un intervallo inferiore alle 24 ore. Come
acaricida si può usare il benzoato di benzile al 25%
(15-20% al di sotto dellanno di vita) in olio di
vaselina (agitare sempre prima delluso) oppure uno
dei tanti preparati attualmente in uso. Restiamo in
attesa dellivermectin "per os", non
ancora in commercio per uso umano.
E. Bonifazi
|