Eur. J. Pediat. Dermatol.
Indice vol. 9, 1999
9, 101-4, 1999
La consulenza psicologica per i pazienti dermatologici
pediatrici:
quali indicatori osservare?
Andreoli
E., Foglio Bonda P.G., Mozzetta A., Paradisi M.*
Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia
Psicosomatica
*VII Div. Dermatologia Pediatrica
Istituto Dermopatico dell'Immacolata, IRCCS, Roma
Riassunto
Numerosi studi e
ricerche dimostrano quanto siano interdipendenti,
soprattutto durante il periodo dello sviluppo infantile e
adolescenziale, la salute fisica da quella psichica e
viceversa. In ogni caso, il disagio che provano il
bambino e ladolescente con dermopatie, a livello di
percezione della propria realtà, è del tutto
particolare e riveste unalta significatività. Per
questo è indispensabile valutare, nei casi di malattie
dermatologiche durante linfanzia e
ladolescenza, la presenza di quegli indicatori che
segnalano la possibilità che esista una componente
psicologica, che può aver influenzato il presentarsi e/o
il mantenersi della patologia o che è una sua
conseguenza più o meno diretta. Presentiamo un elenco di
tali atteggiamenti e/o condotte che sembrano essere i
più significativi per orientare il dermatologo a
richiedere una consulenza psicologica.
Parole
chiave Malattie
dermatologiche, psicosomatica, problemi psicologici,
consulenza psicologica.
Numerosi studi e ricerche
dimostrano quanto siano interdipendenti, in ogni momento
della vita, ma soprattutto durante il periodo dello
sviluppo infantile e adolescenziale, la salute fisica da
quella psichica e viceversa (1, 2).
Possiamo rilevare la presenza di una componente
psicologica nelle malattie dermatologiche, quando una
situazione di disagio psicologico contribuisce al
manifestarsi della dermopatia (disturbi psicosomatici);
oppure quando la malattia dermatologica influenza
negativamente laspetto psicologico (disturbi
somatopsichici) (3, 4).
In ogni caso, il disagio che provano il bambino e
ladolescente con malattie dermatologiche a livello
di percezione della propria realtà è del tutto
particolare e, a partire dalla patologia fisica,
determina vissuti disforici che, anche se non sono sempre
necessariamente "gravi", in genere rivestono
unalta significatività. Per questo è
indispensabile valutare, nei casi delle dermopatie
infantili e adolescenziali, come ad esempio
lalopecia areata, la vitiligine, la dermatite
atopica, lorticaria o lacne, la presenza di
quegli indicatori che segnalano la possibilità che
esista una componente problematica di tipo psicologico,
che può aver influenzato il presentarsi e/o il
mantenersi della malattia o che è una sua conseguenza
più o meno diretta (5).
Questo per far sì che lesperienza di malattia non
influenzi negativamente, attraverso questi elementi
problematici di tipo psicologico e/o relazionale, il
decorso stesso della dermopatia e, soprattutto, lo
sviluppo globale del soggetto. Dunque, quando il piccolo
dermopaziente mostra vissuti e/o condotte negative
relative a eventi o a dinamiche personali, familiari,
interpersonali, scolastiche o ambientali, è necessario
cercare di comprendere cosa si può fare per gestire
nella maniera migliore la dermopatia, non solo dal punto
di vista medico ma anche da quello dei suoi cofattori e/o
conseguenze di tipo psicosociale (6).
Tale indagine non è però compito specifico del
dermatologo che, in conseguenza, quando ne ravvisa la
necessità, chiede la consulenza dello psicologo.
Per decidere relativamente allutilità di questa
collaborazione, il dermatologo può osservare, durante la
visita, se si rilevano nel piccolo dermopaziente e/o
nellambito della sua relazione con i genitori, uno
o più elementi specifici relativi a condotte e/o
atteggiamenti e/o dinamiche conflittuali, la cui presenza
può far ipotizzare in lui lesistenza di un
particolare disagio psichico e, in conseguenza,
lutilità di una consulenza psicologica (7).
Riportiamo una sintesi di quelli che ci sembrano essere
gli indicatori più
significativi da osservare per valutare
lopportunità di una consulenza psicologica,
suddividendoli in cinque gruppi.
1- La presenza di "comportamenti
estremi", non solo negativi ma anche
positivi. È infatti importante osservare con attenzione
non solo quei bambini la cui condotta viene in genere
definita come "insopportabile",
"terribile", ma anche quelli che vengono
descritti come "perfetti", o che "non
danno mai problemi". Infatti, come i primi possono
manifestare le loro difficoltà attraverso condotte
inadeguate e problematiche, così questi ultimi possono
celare il loro disagio psicologico iper-adeguandosi alle
richieste, reali o presunte, del proprio ambiente o
sfuggendo le situazioni potenzialmente stressanti e
quindi ansiogene. Tra i "comportamenti estremi"
vogliamo segnalare in particolare la presenza di: *
atteggiamenti di rinuncia ai propri desideri e bisogni
e/o allespressione della propria emotività ed
energie pulsionali, determinati dal voler realizzare le
condotte che si ritiene assicurino laffetto, la
considerazione e lapprezzamento degli altri,
soprattutto di quelli significativi; * atteggiamenti
esagerati e sistematici di opposizionismo e/o di
aggressività, indirizzati verso se stesso e/o verso gli
altri (includiamo tra questi le condotte di tipo
autolesionistico come, ad esempio, grattarsi fino a
ferirsi; tirarsi le sopracciglia o i peli; mangiarsi le
unghie e/o la pelle intorno ad esse fino a farla
sanguinare; ecc.); * condotte di dedizione eccessiva e
rigida agli impegni scolastici, al di là di quelli che
possono essere gli effettivi risultati che, nella maggior
parte dei casi, sono almeno sufficienti o anche buoni ma,
considerando le capacità e soprattutto limpegno di
questi soggetti, risultano comunque inferiori alle loro
potenzialità; * un manifesto disinteresse per i rapporti
interpersonali o un eccessivo e costante bisogno di
interazione, come mezzo per evitare sia le esperienze che
il soggetto ipotizza come potenzialmente ansiogene o
problematiche, sia lo sforzo per esprimere le proprie
potenzialità.
2- Lesistenza di un evento
stressante specifico o di una situazione
prolungata di stress diffuso.
È da ricordare a questo proposito, che possiamo parlare
di stress in quei casi in cui si produce nel soggetto la
sensazione di essere "sotto pressione" come
conseguenza della presenza di qualche realtà (personale,
interpersonale o socio-ambientale) che determina in lui
una "reazione di allerta" e il mettersi in moto
di tutte le sue capacità (fisiche e psicologiche) per
affrontarla.
Lo stress può essere originato non soltanto da eventi o
situazioni negativi, ma anche positivi (ad esempio,
vincere una gara può costituire un fattore di stress in
quanto il bambino non sa se riuscirà a mantenere in
futuro gli stessi risultati).
Il periodo di tempo (finestra temporale) considerato per
poter ipotizzare che esista un collegamento tra evento o
situazione stressante e malattia dermatologica, non si
estende oltre i sei mesi precedenti il primo manifestarsi
della dermopatia.
È indispensabile ricordare che non sempre ciò che viene
vissuto soggettivamente come stressante dal bambino, è
rilevabile come tale anche dalladulto. Questo a
volte rende particolarmente difficile per i genitori
individuare il motivo del disagio del figlio (ad esempio,
la separazione dei genitori di un compagno a cui il
bambino non appare particolarmente legato, può comunque
costituire un evento particolarmente stressante in quanto
gli fa temere che questo possa succedere anche a lui).
3- Una manifesta
incoerenza tra le caratteristiche di sviluppo del
soggetto con quelle tipiche della sua età
(il bambino è "troppo avanti", ritorna a
comportamenti precedenti già da tempo superati, non
progredisce o manifesta chiare difficoltà).
Questo nei differenti ambiti della sua realtà,
fondamentalmente in quelli: * dellautonomia
personale (ad esempio condotte incoerenti, sia per
difetto che per eccesso, con la propria età cronologica,
relativamente al vestirsi, lavarsi, gestirsi nelle
attività quotidiane, ...); * del sonno (ad esempio,
difficoltà ad addormentarsi; necessità di avere
qualcuno vicino nel momento di andare a letto; paura di
dormire da solo; risvegli frequenti; incubi; sonnolenza
costante; ecc.); * dellalimentazione (ad esempio,
richiesta di essere imboccato; continuare ad usare o
tornare alluso del biberon; appetito molto scarso o
eccessivo; assoluto rifiuto o richiesta esclusiva di
alcuni alimenti; aerofagia, eruttazioni, nausee o vomito;
ecc.); * del controllo sfinterico che risulta inadeguato,
sia per mancata acquisizione, che per il ripresentarsi di
condotte, già superate, di enuresi (notturna o diurna) o
di encopresi (notturna o diurna), o per la richiesta del
bambino di mantenere o di usare di nuovo il pannolino (a
volte possono anche presentarsi condotte ossessive o
opposizionistiche nelle modalità di controllo degli
sfinteri -ad esempio, rifiuto ad andare in bagno;
comportamenti ritualistici o chiaramente e
sistematicamente difformi con le norme di buona
educazione-); * dello sviluppo motorio (riferito agli
aspetti della coordinazione; del controllo dei movimenti;
...); * della comunicazione verbale (a livello di
articolazione delle parole; di proprietà di linguaggio;
di povertà e limitazione, di monotematismo o di
eccessiva ricchezza dei contenuti; ...); *
dellacquisizione di specifiche competenze (come ad
esempio la capacità di scrittura, lettura e calcolo); *
degli interessi e/o delle condotte sessuali, in cui si
manifestano comportamenti decisamente inadeguati
alletà (ad esempio, domande, letture, ecc.,
riferite a questi argomenti; comportamenti autoerotici
eccessivi e compulsivi; atteggiamenti chiaramente
seduttivi; esperienze sessuali precoci, totalmente
incontrollate o promiscue e così via).
4- La presenza di notevoli problemi
nellambito relazionale e /o scolastico:
* nei rapporti interpersonali con i genitori, i fratelli,
gli insegnanti ed altre persone significative, che
risultano fortemente inadeguati o problematici (ad
esempio, per manifesta e sistematica freddezza emotiva;
bisogno eccessivo di protezione e di sostegno affettivo o
concreto; esagerata dipendenza o autonomia; richieste
chiaramente inadeguate alletà; condotte eccessive
di rivalità fraterna o di attaccamento ai fratelli;
ecc.); * nelle interazioni con i coetanei (ad esempio,
totale disinteresse o esagerato bisogno di stare con gli
altri; interesse eccessivo per la televisione, il
computer, i video-giochi, le attività scolastiche, lo
sport, la lettura, tale da condizionare condotte di
isolamento; ecc.); * nelladattamento sociale (ad
esempio, incapacità di comprendere le norme sociali e/o
rifiuto a seguirle; manifesta rigidità
nellaccettazione delle regole; tendenza ad
appropriarsi delle cose degli altri; bugie sistematiche;
ecc.); * nellapprendimento e rendimento scolastico,
che risultano chiaramente ridotti (rispetto alle
potenzialità del soggetto) e che possono accompagnarsi a
manifestazioni comportamentali (ad esempio, pianto
incontrollato; paura e/o rifiuto ad andare a scuola;
atteggiamento totalmente passivo e di non partecipazione
alle attività scolastiche; ecc.) e/o somatiche (ad
esempio, mal di testa o di stomaco; vertigini; vomito;
ecc.) che costituiscono espressioni di disagio in
relazione allambiente scolastico, purché si possa
escludere con certezza una eziologia organica.
5- Levidenziarsi di atteggiamenti
e/o di vissuti inadeguati rispetto alla malattia
dermatologica quali: * la negazione o
leccessiva accentuazione del significato che essa
può avere (ad esempio, sostenere che il fatto di non
avere capelli non costituisce nessun problema, anche se
si è una giovane adolescente; o al contrario, non voler
uscire più di casa a motivo dellacne, quando
questa è estremamente limitata); * i sensi di colpa
riferiti al manifestarsi, al mantenersi e/o alle
conseguenze della malattia dermatologica (ad esempio,
rimproverarsi per il tempo, la fatica ed il denaro che i
genitori impiegano per portarlo alle visite
specialistiche; percepire come una propria manchevolezza
il fatto di vederli preoccupati, dispiaciuti per lui; o
in imbarazzo con gli altri per la sua patologia; ...); *
lattribuzione alla patologia di un significato o
valore particolare, in quanto sente una specifica
responsabilità personale riferita alleventuale
presenza di condotte e/o di dinamiche personali e/o
familiari inadeguate che cerca, in modo non consapevole,
di risolvere focalizzando linteresse di tutti sulla
sua malattia dermatologica (ad esempio, per giustificare
le proprie difficoltà scolastiche; oppure per cercare di
appianare quelle relazionali dei genitori; ...).
Crediamo che la considerazione di questi indicatori può
essere utile al dermatologo per valutare in modo globale
la situazione del bambino o delladolescente, così
da potersi orientare allinvio del piccolo paziente
allo psicologo per una consulenza.
Riportiamo un semplice schema (Schema 1) in cui sono
sintetizzati i cinque gruppi in cui abbiamo suddiviso gli
specifici indicatori, con a fianco lo spazio per poterne
segnalare la presenza man mano che vengono individuati
durante la visita dermatologica, così da poter valutare
poi con maggiore facilità la convenienza o meno di
richiedere una consulenza psicologica.
Riuscire a valutare con sufficiente accuratezza
lopportunità di una consulenza psicologica ci
sembra infatti di particolare importanza, in quanto
permette di offrire al giovane dermopaziente tutti gli
interventi specialistici che possono concorrere a
stimolare in lui una risposta migliore alla terapia
dermatologica e, allo stesso tempo, evita uno screening
psicologico di tutti i pazienti che, oltre a richiedere
un impiego notevole di tempo e di energie, spesso
risulterebbe inutile e, in alcuni casi, persino
controproducente o negativo per il paziente e/o i suoi
genitori.
Corrispondenza
a: Dott. E. Andreoli
Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia
Psicosomatica
Ististuto Dermopatico dell'Immacolata - IRCCS
Via dei Monti di Creta - Roma
Bibliografia
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Response, Psychoneuroimmuno-logy, Biofeedback,
Neuropeptides, Hypnosis, Imagery and the Search
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Training future dermatologists in
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1986.
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