EUROPEAN JOURNAL OF PEDIATRIC DERMATOLOGY

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Eur. J. Pediat. Dermatol. 9, T417-432, 1999                                                         Indice vol. 9, 1999

ISTIOCITOSI.

Dopo le mastocitosi, la più frequente proliferazione infantile è l’istiocitosi, dovuta alla proliferazione dell’istiocita. Poiché dall’istiocita indifferenziato originano due cellule più differenziate, il monocita-macrofago e la cellula di Langerhans, si possono avere istiocitosi a cellule monocitiche-macrofagiche, usualmente note con il nome di istiocitosi non Langerhans e istiocitosi a cellule di Langerhans. Come abbiamo già detto a proposito delle mastocitosi e di tutte le proliferazioni dei primi mesi di vita, lo spettro clinico e la prognosi delle istiocitosi è estremamente ampio, potendosi osservare un’unica lesione della cute o di altri organi, lesioni cutanee più o meno numerose fino all’interessamento generalizzato della cute oppure lesioni della cute e di altri organi fino all’interessamento di tutto l’organismo. Anche la prognosi è estremamente variabile, dalla guarigione spontanea in mesi o anni alla morte in poche settimane. Per le istiocitosi anche il significato biologico è incerto, tra una proliferazione di tipo iperplastico reattivo, con risoluzione spontanea, ed una neoplasia altamente maligna e mortale.
Di questo capitolo estremamente complesso tratteremo solo le forme più frequenti in età pediatrica e quindi lo xantogranuloma giovanile e l’istiocitosi cefalica tra le istiocitosi non Langerhans e infine l’istiocitosi a cellule di Langerhans.

Xantogranuloma giovanile

Lo xantogranuloma giovanile è la più frequente istiocitosi non Langerhans e quindi la prima ad essere stata descritta (37).
Definizione. Consiste in una proliferazione benigna di istiociti macrofagici, con significato pari ad altre proliferazioni benigne dei primi mesi di vita, come l’emangioma (Fig. 814) e il mastocitoma.

Infatti come queste ultime è caratterizzata da una rapida crescita nei primi mesi di vita, cui segue una risoluzione spontanea, che è più rapida di quella del mastocitoma e dell'emangioma. Come per tutte queste proliferazioni benigne, il suo spettro clinico è ampio, andando da un solo nodulo localizzato alla cute, fino all’interessamento multisistemico. Quest’ultima possibilità è rara e non modifica la prognosi sostanzialmente benigna della malattia: basti pensare che in una nostra serie di 105 casi non c’è nessun caso di interessamento extracutaneo.
Epoca di inizio. Lo xantogranuloma può essere presente alla nascita nel 5-17% dei casi (38, 40, 41); compare nel primo anno di vita nel 40-70% dei casi (41, 42). Può comparire anche negli anni successivi, con un picco di incidenza verso la fine del terzo decennio di vita (42), ma con casi riportati fino a 80 anni (43). L’epoca di inizio dello xantogranuloma nella nostra casistica è rappresentato nella tabella 1: rispetto alla mastocitosi, l’età di inizio è mediamente meno precoce -65/105 casi iniziano nei primi 6 mesi di vita- con distribuzione più uniforme nei primi 12 anni di vita degli altri 40 casi.
Manifestazioni cliniche
. La caratteristica clinica fondamentale è quella di una lesione nodulare di aspetto fibromatoso (Fig. 818) o raramente fibroangiomatoso (Fig. 820)

   
Fig. 818     Fig. 820

che nel giro di alcune settimane o mesi diventa francamente gialla (Fig. 817, 819). Le

   
Fig. 817     Fig. 819

lesioni possono essere di numero, dimensioni e forma molto variabili.
Il numero delle lesioni è estremamente variabile: la lesione unica o xantogranuloma isolato ha un un’incidenza del 60-82% dei casi (38, 39); nella nostra serie di 105 casi lo xantogranuloma isolato incide per il 62% dei casi, giustificando così la diversa denominazione tra mastocitosi, in cui sono più frequenti le lesioni multiple, e xantogranuloma, in cui è più frequente la lesione isolata.
Oltre allo xantogranuloma isolato ci sono forme con noduli cutanei più o meno numerosi -xantogranulomatosi- (Fig. 822, 823) fino a ricoprire gran parte dell’ambito cutaneo (Fig. 824).
Anche le dimensioni delle lesioni sono estremamente variabili: la lesione unica è quella che ha la più ampia variabilità da pochi millimetri a 5 cm; le forme ad elementi multipli non superano in genere il centimetro di diametro e sono di dimensioni abbastanza uniformi, anche se non è raro trovare uno o più elementi significativamente più grossi. Nel 5% dei casi (41) si tratta di un nodulo profondo, sottocutaneo, ricoperto da cute normale. Accanto a noduli piccoli o grossi, superficiali o profondi, ci sono lesioni in placca unica di diametro variabile, fino a 10 cm e oltre (Fig. 819, 821): questa sembra derivare dalla coalescenza di numerosi noduli ravvicinati, come dimostra la irregolarità della superficie, disseminata di rilievi nodulari di diverse dimensioni (Fig. 820).

Per quanto riguarda la forma delle lesioni, i noduli hanno un aspetto emisferico e di solito sono sessili, anche se talora la base di impianto è leggermente più piccola del diametro massimo della neoformazione. Le placche invece hanno una forma tondeggiante o ovalare e una superficie irregolare, bitorzoluta, con rilievi di varia dimensione.
Del colorito delle lesioni abbiamo già accennato: il colorito caratteristico è giallo (Fig. 817, 819), legato alla presenza dei grassi che si accumulano nelle cellule macrofagiche. Ma il colorito giallo è preceduto da un colorito roseo o roseo-brunastro o rossastro similangiomatoso: quando in una neoformazione iniziale di colorito roseo si scaccia il sangue dai vasi con la digitopressione, emerge una sfumatura giallastra.
La consistenza delle lesioni può essere lignea nelle fasi iniziali di rapida moltiplicazione cellulare, che corrispondono alla fase fibromatosa non ancora xantomizzata; in seguito, quando la neoformazione non cresce più e compare il colorito giallastro, la consistenza diminuisce per farsi duro-elastica.
Le lesioni nodulari più grossolane possono, sia pure raramente, ulcerarsi (Fig. 821).
Le lesioni sono di solito localizzate alla testa, al collo e alla parte alta del tronco, ma anche gli arti possono essere colpiti.
I noduli e le placche raggiungono in poche settimane o mesi il numero e le dimensioni massime, smettono quindi di crescere, diventano gialli e poi vanno incontro ad involuzione spontanea nel giro di un paio di anni, lasciando spesso un esito ipercromico o talora una modesta cicatrice atrofica. I tempi di regressione nella nostra casistica oscillano fra 3 mesi e oltre 11 anni, con una media di 2 anni.
Numerose sono le possibili localizzazioni extracutanee dello xantogranuloma, ma la loro scarsa incidenza si può desumere dal fatto che la più frequente di tutte le localizzazioni extracutanee, cioè l’occhio, è presente in circa lo 0,4% dei casi (44); la categoria a rischio è rappresentata da bambini di età inferiore ai 2 anni con lesioni multiple. Nella nostra casistica di 105 casi non abbiamo osservato mai la localizzazione oculare.
Malattie associate. Caratteristicamente lo xantogranuloma giovanile non si associa a turbe del metabolismo lipidico. La malattia frequentemente associata allo xantogranuloma è la neurofibromatosi (Fig. 815). La diagnosi di neurofibromatosi periferica precede e sovrasta quella di xantogranuloma, anche perchè il numero e le dimensioni delle lesioni xantogranulomatose è in genere minimo: la forma più frequentemente associata alla neurofibromatosi è quella a piccoli elementi multipli. Dei nostri 105 casi, 7 erano associati a neurofibromatosi. Lo xantogranuloma non è l’unica proliferazione benigna associata alla neurofibromatosi, essendo più frequente nella neurofibromatosi anche la presenza di nevi a cellule neviche giganti (45) e di angiomi; rara, mai nella nostra serie di casi, è invece l’associazione tra neurofibromatosi e mastocitosi.
Più importante, ma per fortuna molto più rara è l’associazione xantogranuloma, neurofibromatosi e leucemia, più frequentemente leucemia mieloide cronica (46). Curiosamente la coesistenza di xantogranuloma e neurofibromatosi aumenta significativamente il rischio di leucemia, rispetto alla sola presenza di neurofibromatosi (47).
Istopatologia. Lo xantogranuloma è una neoformazione ben delimitata, ma non incapsulata, di istiociti, che occupa il derma papillare e reticolare, risparmiando l’epidermide, che spesso appare stirata e assottigliata, con appiattimento della giunzione; rarissima è l’ulcerazione che si osserva solo nei noduli più grossi e nella forma in placca. Oltre agli istiociti sono presenti cellule giganti di Touton (Fig. 816), con la caratteristica corona di nuclei, linfociti, neutrofili ed eosinofili. Il citoplasma degli istiociti è dapprima eosinofilo e omogeneo, ma poi man mano che progredisce la xantomizzazione, diventa schiumoso e vacuolato.
L’esame ultramicroscopico mostra la mancanza di granuli di Birbeck, occasionali corpi vermiformi e goccioline di lipidi non delimitate da membrane (20).
Anche l’immunoistochimica è utile dal punto di vista diagnostico, mostrando la positività per vimentina e fattore XIIIa (41, 48) e la negatività per la proteina S-100. Alcuni Autori (42) hanno segnalato la presenza di una piccola quota di cellule S-100+, a sostegno della teoria unicista delle istiocitosi.
Diagnosi. È in genere semplice e si basa sul caratteristico viraggio di colore dal roseo-brunastro al giallo. Nella maggior parte dei casi non è necessario praticare un esame istologico per confermare la diagnosi. La forma ad elementi multipli, nella fase iniziale, che precede la xantomizzazione, è indistinguibile dall’istiocitoma eruttivo generalizzato, che può rappresentare lo stadio iniziale di numerose sindromi istiocitarie (58). Sempre in questa fase non xantomizzata, raramente può essere difficile anche la diagnosi differenziale da un emangioma in fase di rapida crescita (Fig. 820): nei casi dubbi l’esame istologico è dirimente. Quando la lesione xantomizzata è unica e di piccole dimensioni, qualche problema può sorgere raramente nel differenziarla dal mollusco contagioso: quest’ultimo ha in genere una base d’impianto più piccola e una modesta depressione centrale, spesso riempita da uno zaffo cheratosico. Le lesioni xantomizzate multiple devono far escludere la mastocitosi xantelasmoidea (pag. 412 del Trattato), lo xantogranuloma necrobiotico, che colpisce palpebre e si associa ad una paraproteinemia (67, 68, 69), lo xantoma disseminato (53) che dà lesioni confluenti alle pieghe e gli xantomi dislipidemici.
Terapia. Non è necessario alcun trattamento. Non è necessario fare esami di laboratorio, né cercare localizzazioni extracutanee, perché queste rimangono asintomatiche e seguono lo stesso destino delle lesioni cutanee. Solo per la possibile complicanza oculare, che ripetiamo ha un’incidenza dello 0,4%, può essere indicata una consulenza oculistica nella fascia più a rischio, che è costituita da bambini di età inferiore ai 2 anni con xantogranulomi multipli (44).

Istiocitosi cefalica benigna

È una istiocitosi descritta dalla scuola italiana di dermatologia pediatrica (49), simile allo xantogranuloma giovanile a piccoli elementi. Le lesioni iniziano un po’ più tardivamente dello xantogranuloma, in genere dopo il sesto mese di vita (20). Nella nostra serie di 11 casi (7 maschi) l’età media di inizio è di 8 mesi.
La lesione elementare è una papula di 1-3 millimetri (Fig. 827), rosea, talora appuntita, emisferica, più spesso piatta. Le papule iniziano alla parte alta del volto e poi tendono a guadagnare il resto del volto (Fig. 826), più raramente altre sedi, come il collo, la parte alta del torace e la radice degli arti superiori: nella nostra serie di casi, le papule sono sempre state localizzate al volto e in due casi anche al collo.

   
Fig. 826     Fig. 827

Le papule persistono per un paio d’anni e infine regrediscono, senza passare per una fase di xantomizzazione (Fig. 828, 829); solo gli elementi più grossolani lasciano degli esiti leggermente atrofici. Non si osservano lesioni a carico di altri organi, né è descritta l’associazione con neurofibromatosi o con altre patologie.

   
Fig. 828     Fig. 829

L’esame istologico mostra nel derma superficiale e medio un infiltrato ben delimitato di istiociti non xantomizzati, di solito senza cellule giganti: le cellule sono S-100 negative. Ma se si effettuano delle sezioni seriate nelle fasi più avanzate, si possono osservare degli aspetti simili a quelli dello xantogranuloma giovanile. All’esame ultrastrutturale caratteristica è la presenza di corpi vermiformi, a virgola, ad arco, ad S (20).
La diagnosi differenziale si fa con le verruche piane e con lo xantogranuloma giovanile micronodulare (Fig. 825). Le verruche piane iniziano più tardivamente, dopo il secondo anno di vita, sono piatte ed hanno una distribuzione asimmetrica a causa del contagio per contiguità. Lo xantogranuloma dell’estremo cefalico può essere indistinguibile all’inizio, prima della xantomizzazione, ma l’esame istologico e ultrastrutturale è di solito dirimente.
Non è utile, né quindi necessario, alcun trattamento.

Istiocitosi a cellule di Langerhans

Comprendono la malattia di Letterer-Siwe, la malattia di Hand-Schüller-Christian e il granuloma eosinofilo dell’osso, già in passato unificate con il termine di istiocitosi X (1); a queste tre malattie si è aggiunta nel 1973 la malattia di Hashimoto-Pritzker (2).
Eziologia. L’ipotesi immunologica, essenzialmente basata sui risultati iniziali dei tentativi immunoterapici (3), non può essere ulteriormente sostenuta per la mancanza di un’alterazione immunologica specifica; è probabile che le alterazioni immunologiche siano soltanto secondarie (4). Si discute ancora se l’istiocitosi a cellule di Langerhans sia una iperplasia reattiva o una neoplasia maligna: utilizzando il sistema del recettore umano per gli androgeni localizzato sul cromosoma X, si è dimostrata la clonalità di cellule CD1a+ purificate in 4 donne affette da istiocitosi a cellule di Langerhans (4), a favorire l’ipotesi di una proliferazione tumorale.
Istopatologia
. I quattro quadri clinici sono dovuti alla proliferazione della cellula di Langerhans, una cellula macrofagica di origine midollare, differenziatasi da un istiocita primitivo con la specifica funzione di presentazione dell’antigene alle cellule immunocompetenti. Le cellule di Langerhans sono di solito presenti soltanto nell’epidermide, dove si possono evidenziare con colorazioni particolari o sfruttando la presenza sulla loro superficie di recettori specifici.
La cellula di Langerhans proliferante nel derma si riconosce invece anche con le comuni colorazioni di routine, essendo una grande cellula di 20-30 micron di diametro, con abbondante citoplasma eosinofilo e un nucleo a cromatina lassa con una più o meno profonda indentatura (Fig. 830).

Nelle lesioni più vecchie le cellule possono presentare dei vacuoli lipidici, fino all’aspetto xantomatoso della malattia di Hand-Schüller-Christian. Accanto alle cellule di Langerhans possono essere presenti altre cellule infiammatorie, prevalentemente linfociti, fino all’aspetto francamente granulomatoso del granuloma eosinofilo, in cui è presente una notevole componente di granulociti eosinofili.
Dal punto di vista immunoistochimico la cellula di Langerhans mostra una positività per la proteina S-100 (Fig. 831) e per gli antigeni CD1a, CD68 e HLA-Dr.

Il "marker" ultramicroscopico della cellula di Langerhans è rappresentato dai granuli di Birbeck.
Lesioni cutanee. La lesione cutanea elementare è una papula di 1 millimetro di diametro, a limiti netti, talvolta purpurica (Fig. 838). L’aspetto purpurico non è dovuto ad una compromissione epatica o ad una piastrinopenia perché è presente anche nelle forme autoinvolutive (10, 11), in cui manca una disfunzione epatica o midollare.
Le altre lesioni che si riscontrano nelle istiocitosi a cellule di Langerhans derivano da questa lesione elementare, che può erodersi e divenire crostosa (Fig. 842), può ingrandirsi e diventare nodulare ed ulcerarsi oppure caricarsi di lipidi e divenire xantomatosa (Fig. 839). L’edema del derma superficiale può, specie nelle forme congenite, dare origine a lesioni bollose a base infiltrata o pustolose varicelloidi. Il polimorfismo delle lesioni è soprattutto evidente nelle istiocitosi congenite autoinvolutive, mentre le istiocitosi acquisite, sia autoinvolutive che a tipo malattia di Letterer-Siwe, sono molto più monomorfe, prevalendo nettamente le lesioni micropapulose caratteristiche (Fig. 838).
Importante è la distribuzione delle lesioni: nelle forme acquisite multisistemiche e autoinvolutive le lesioni si distribuiscono in sedi seborroiche (Fig. 838), quindi al cuoio capelluto, spazi retroauricolari, regione paravertebrale e pieghe inguino-anali. Invece nella forma congenita di Hashimoto-Pritzker la distribuzione delle lesioni interessa tutto l’ambito cutaneo (Fig. 832), senza una particolare predilezione per le sedi seborroiche.


L’evoluzione delle lesioni si fa in genere a gittate successive e ogni singola gittata dura alcune settimane: questo comportamento è più evidente quando le lesioni sono numerose.
Le lesioni cutanee sono frequenti in tutte le forme di istiocitosi a cellule di Langerhans e hanno un diverso significato, se osservate dal dermatologo o dall’oncologo. Il dermatologo (14), quando riconosce le lesioni patognomoniche dell’istiocitosi a cellule di Langerhans, sa che esse possono essere espressione di un esclusivo interessamento cutaneo ed avere un andamento autorisolutivo, anche se, sia pure eccezionalmente, una istiocitosi puramente cutanea all’inizio, può diventare in seguito una forma multisistemica (15). L’oncologo invece attribuisce all’interessamento cutaneo un significato prognostico sfavorevole (12, 13) perché la sua presenza, accanto a lesioni di organi interni, è espressione di maggiore aggressività e diffusione della malattia.
Fino a pochi anni fa la diagnosi istopatologica di istiocitosi a cellule di Langerhans comportava l’inizio di un’aggressiva chemioterapia sistemica, anche se si trattava di lesioni localizzate esclusivamente alla cute. A modificare questo atteggiamento hanno contribuito la segnalazione del 1971 di Hashimoto e Pritzker di una forma congenita autorisolutiva (2), il lavoro di Osband e Coll. del 1981 (3), che hanno per primi trattato con estratti timici forme multisistemiche della malattia e infine la segnalazione sempre più frequente di istiocitosi localizzate esclusivamente alla cute e a tendenza autorisolutiva (10, 11). Si è andato così affermando sempre di più il concetto che esistono forme di istiocitosi a cellule di Langerhans che guariscono spontaneamente: nella maggior parte dei casi si tratta di forme monosistemiche della cute, di solito presenti alla nascita o insorgenti nei primi mesi di vita, ma talora iniziate nell’adulto e/o interessanti la cute ed altri organi, come linfonodi, osso, polmone e fegato (11, 16, 17, 18).
Compito del dermatologo è di individuare le caratteristiche cliniche insite nelle lesioni cutanee, capaci di far prevedere un esito sfavorevole (10). In effetti da questo punto di vista sembra utile considerare la distribuzione delle lesioni, il loro numero, diametro e polimorfismo, e infine la presenza di lesioni ulcerative, più o meno profonde. La distribuzione di tipo seborroico è, come abbiamo detto, la regola nella malattia di Letterer-Siwe, mentre è eccezionale nelle forme congenite autoinvolutive, che si distribuiscono su tutto l’ambito cutaneo. Il numero delle lesioni cutanee è anche importante: infatti nelle forme autoinvolutive si possono spesso contare o addirittura si può trattare di una lesione unica (istiocitoma congenito), mentre nelle forme multisistemiche le lesioni sono di solito numerosissime, fino a ricoprire gran parte della superficie cutanea. Quando le lesioni ricoprono gran parte dell’ambito cutaneo e sono ulcerate, può realizzarsi una disfunzione dell’organo cute. L’ulcerazione è un altro segno prognostico importante: ulcerazioni multiple, ampie e profonde sono presenti nelle forme multisistemiche più gravi, soprattutto alle pieghe (Fig. 842). Infine importante da un punto di vista prognostico è anche il diametro e il polimorfismo delle lesioni. Infatti nella malattia di Letterer-Siwe le lesioni sono di solito monomorfe, essendo costituite dalle papule talora purpuriche di 1 mm di diametro, facilmente riconoscibili e già descritte; invece nella malattia di Hashimoto-Pritzker, presente alla nascita, le lesioni sono molto polimorfe nei diversi casi e quindi difficili da riconoscere: si va da lesioni papulose a noduli grossolani, talora ulcerati, da lesioni pustolose varicelloidi, a base infiltrata a lesioni papulonodulari kaposiformi (Fig. 834). 

Però nel singolo caso di Hashimoto-Pritzker le lesioni sono di solito dello stesso tipo.
Tra le forme cliniche, come abbiamo detto, si annoverano: la malattia di Letterer-Siwe, la malattia di Hand-Schüller-Christian, il granuloma eosinofilo dell’osso, la malattia di Hashimoto-Pritzker.

Malattia di Letterer-Siwe. È la forma potenzialmente più grave del gruppo e di solito insorge tra il terzo e il diciottesimo mese di vita (20). Le lesioni cutanee sono le papule di 1 millimetro già descritte, caratteristicamente distribuite in sedi seborroiche (Fig. 837, 838). Più rare sono le lesioni nodulari, di tipo granulomatoso o xantomatoso (Fig. 839); queste ultime si osservano spesso in fase di remissione della malattia. Secondo la prognosi, distinguiamo delle forme autorisolutive, più spesso caratterizzate dall’impegno di un solo organo, in genere la cute o l’osso, delle forme multisistemiche senza disfunzione d’organo, delle forme multisistemiche con disfunzione d’organo e delle forme multisistemiche rapidamente fatali.
Frequenti sono le forme esclusivamente cutanee, autorisolutive (Fig. 836). 

Ma ancora più frequente è l’impegno di più organi: l’osso con immagini osteolitiche soprattutto a livello del cranio, nei casi gravi con deformazione della teca cranica (Fig. 840), la gengiva (Fig. 841) con aspetto granulomatoso e caduta dei denti, la milza, il fegato, i linfonodi, i polmoni, il midollo osseo, l’orecchio medio.
Quando l’impegno di questi organi è massivo, si ha una disfunzione d’organo. Oltre alla disfunzione del midollo, del fegato e del polmone, esiste verosimilmente anche una disfunzione della cute (14), quando oltre il 60-70% dell’ambito cutaneo è interessato da lesioni papulo-erosive e si evidenzia con perdita della funzione barriera. Esistono infine delle forme multisistemiche disseminate ad evoluzione maligna in poche settimane (Fig. 842).

Malattia di Hand-Schüller-Christian. Differisce dalla precedente per l’andamento più subdolo e per interessare bambini di età superiore, di solito tra i 2 e i 6 anni (20). Caratteristicamente le manifestazioni più frequenti sono lesioni ossee, diabete insipido ed esoftalmo. Le lesioni ossee interessano soprattutto il cranio e possono associarsi a tumefazione delle parti molli (Fig. 840). Radiologicamente sono presenti aree di osteolisi, che, confluendo, danno immagini a carta geografica.
L’aumento significativo della diuresi tradisce il diabete insipido sensibile alla pitressina. La presenza di lesioni granulomatose retro-bulbari, talora associate a lesioni ossee della regione orbitale, è responsabile dell’esoftalmo. Oltre a queste lesioni classiche, possono essere presenti splenoepatomegalia e adenopatia laterocervicale; ci può essere anche un impegno midollare e polmonare, di solito senza disfunzione d’organo.
Quando sono presenti lesioni cutanee, queste sono dello stesso tipo della malattia di Letterer-Siwe, ma meno numerose e localizzate al cuoio capelluto o nella regione sternale e vertebrale. L’evoluzione è cronica con possibile remissione spontanea o indotta dalla terapia.

Granuloma eosinofilo dell’osso. Si manifesta in genere dopo i due anni e ha di solito un’evoluzione benigna per la tendenza alla guarigione spontanea o indotta dalla terapia radiante o dal "curettage". Tutte le ossa possono essere interessate, ma la localizzazione più frequente è la volta cranica. Le lesioni ossee possono associarsi ad adenopatia che talora costituisce il primo segno della malattia (20). Manifestazioni cutanee nodulo-ulcerative possono essere presenti in sede periorifiziale.

Malattia di Hashimoto-Pritzker. Nel 1973 Hashimoto e Pritzker (2) hanno descritto con il nome di reticolo-istiocitosi congenita una forma di istiocitosi presente alla nascita e localizzata alla cute. Inizialmente classificata tra le non-Langerhans, è stata poi definitivamente inserita tra le forme di istiocitosi a cellule di Langerhans.
La forma è frequente, tanto che nel 1991 erano stati pubblicati già 46 casi nella letteratura internazionale (10). La differenziazione dalla forma multisistemica a tipo Letterer-Siwe si fa sulla più precoce epoca di inizio, l’interessamento esclusivo della cute senza predilezione per le sedi seborroiche, lo scarso numero di lesioni, che spesso possono essere contate, la regressione spontanea e il polimorfismo delle lesioni, che sono anche molto diverse da caso a caso.
Anche se la presenza alla nascita e la regressione spontanea sembrano caratteristiche della malattia di Hashimoto-Pritzker, non bisogna dimenticare che forme esclusivamente cutanee che regrediscono spontaneamente sono state descritte anche dopo la nascita (11), nell’adulto (4) e nell’anziano (22).

Terapia delle istiocitosi a cellule di Langerhans. Quando la diagnosi è fatta dal dermatologo in base alle lesioni cutanee, è necessario uno screening completo che escluda la presenza di lesioni di altri organi. Una volta esclusa la loro presenza, in caso di forme congenite nodulari localizzate, si fa un’asportazione chirurgica. In caso di lesioni congenite multiple, si fa una terapia sintomatica delle lesioni cutanee, ad esempio spugnature antisettiche con clorexidina delle pieghe in caso di lesioni erosive. Se non ci sono lesioni erosive, è inutile fare alcuna terapia, perché le lesioni scompaiono spontaneamente in poche settimane o pochi mesi. La presenza in forme congenite di lesioni ossee (18), non peggiora la prognosi: le lesioni ossee possono essere trattate con "curettage" (18) oppure con metilprednisolone intralesionale (27), in caso di compressione di strutture vitali con basse dosi di radioterapia (4). In caso di forme cutanee acquisite dei primi mesi di vita il paziente deve essere attentamente monitorato fino alla cessazione delle lesioni cutanee che di solito si susseguono con "poussées" subentranti, spesso in concomitanza con malattie infettive, per alcuni mesi. Dopo la scomparsa delle lesioni cutanee, la possibilità di una generalizzazione della malattia è scarsa, ma esiste (28).
Bisogna tener presente la possibilità di regressione spontanea anche in presenza di localizzazioni ad altri organi, specie quando manca disfunzione d’organo. La regressione spontanea è stata documentata in caso di lesioni cutaneo-linfonodali (14), polmonari (16), epatiche (17). È stata anche descritta una remissione di istiocitosi a cellule di Langerhans cutaneo-linfonodale durante la gravidanza (33).
Nei casi multisistemici persistenti, prima di iniziare la chemioterapia, può essere indicato saggiare la risposta terapeutica al cortisone per os. Nei casi con disfunzione d’organo è indicata la chemioterapia con vinblastina (20) o la polichemioterapia.
Nei casi refrattari alla terapia, è indicato il trapianto di midollo (34).

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E. Bonifazi, L. Ciampo


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