EUROPEAN JOURNAL OF PEDIATRIC DERMATOLOGY

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Eur. J. Pediat. Dermatol.                                                            Indice vol. 9, 1999
Practical Pediatric Dermatology
9, T385-T400, 1999

LESIONI NODULARI DELLA CUTE.
Granulomi
.

Granuloma da puntura di zecca

La puntura di zecca è sempre responsabile di una lesione della cute che, secondo il tipo di zecca e il suo tempo di permanenza sulla cute, può variare da una papula infiammatoria a un granuloma, fino ad una più o meno estesa lesione gangrenosa e quindi ulcerativa.
Non ci interessano in questa sede le manifestazioni che possono accompagnare le punture di zecca: queste si distinguono in manifestazioni provocate da sostanze tossiche della zecca, ad esempio paralisi flaccida ascendente, o reattive ad allergeni della zecca, e manifestazioni provocate dall’attitudine della zecca a far da vettore di agenti infettivi di vario tipo (virus, rickettsie, spirochete).
La zecca è un acaro, il cui corpo può essere coperto da uno scudo duro, come nella famiglia Ixodidae. Il ciclo vitale di queste zecche passa attraverso quattro stadi (uova, larve, ninfe e adulti).
Tranne che nello stadio di uova, le zecche hanno bisogno di pasti ematici: in particolare ne ha bisogno la femmina adulta, prima di deporre le uova. L’uomo è un ospite accidentale, mentre gli ospiti abituali sono animali selvaggi. La zecca aspetta il suo ospite nella vegetazione e, quando ne avverte la presenza con i suoi organi sensoriali, si attacca rapidamente alla sua pelliccia, introduce il suo rostro dentato nella cute dell’ospite e inizia il pasto, che per le zecche ixodidae può prolungarsi per alcuni giorni. Nel caso dell’uomo lo stazionamento prolungato non è strano perché non sempre la zecca è visibile, ad esempio se localizzata al cuoio capelluto (Fig. 759):

Fig. 759

in questo caso il bambino può riferire solo un insistente mal di testa. Ma, anche se in sede visibile, la zecca ripiena di sangue può non essere riconosciuta e scambiata per una verruca o una neoformazione: può quindi succedere che tocchi al medico di doverla riconoscere e rimuovere dalla cute.
La rimozione non è facile perché i denti del rostro sono orientati ad angolo acuto verso la superficie dell’epidermide. Numerosi sono i metodi suggeriti per la rimozione, che variano soprattutto per la metodica tesa ad addormentare o uccidere la zecca (alcool, benzina, cloroformio ecc.) e proprio la loro molteplicità suggerisce la mancanza di un metodo elettivo.
È sufficiente di solito pinzare la zecca quanto più vicino è possibile alla superficie dell’epidermide e tirare verso l’alto in maniera continua e progressiva senza strappi improvvisi.

           
Fig. 758             Fig. 761

Dal punto di vista clinico, la lesione più frequentemente provocata dalla zecca è una papula infiammatoria grossolana oppure un nodulo (Fig. 758), ma talora può essere presente un’escara di 2-4 centimetri (Fig. 760), cui segue la formazione di un’ulcera a stampo (Fig. 761). In quest’ultimo caso la lesione regredisce con cicatrice alopecica. Al cuoio capelluto, oltre all’alopecia cicatriziale, può essere presente un’alopecia transitoria perilesionale. Quasi sempre è presente un’adenopatia regionale, dura, spesso dolente.
La terapia locale si fonda sull’uso di creme antibiotiche in caso di lesioni erosive o ulcerative e di pomate o unguenti antinfiammatori cortisonici in caso di lesioni papulo-nodulari.

Pseudolinfoma

Sia pure con minore frequenza che nel giovane adulto, anche nel bambino possono osservarsi placche o noduli infiammatori persistenti, isolati (Fig. 762, 763) o multipli, scarsamente sintomatici, che vanno incontro a lenta regressione spontanea nel giro di molti mesi.
Da un punto di vista istopatologico si osserva una infiltrazione linfocitaria massiva nel derma, talora associata alla presenza di centri germinativi. La tipizzazione immunoistochimica mostra di solito un infiltrato di B-linfociti, ma anche T-linfociti possono essere il costituente principale dell’infiltrato. L’eventuale organizzazione di tipo follicolare e un basso indice mitotico aiutano a differenziare queste forme da un vero linfoma.
Da un punto di vista eziologico si ipotizza una stimolazione antigenica persistente, forse conseguente a punture di insetti, similmente a quanto avviene per i noduli provocati dal Sarcoptes scabiei o dalle zecche.
La terapia locale si basa sull’uso di cortisonici locali in eccipiente grasso.

Granulomi artefatti

Sono lesioni che conseguono a movimenti reiterati, di solito messi in atto per scaricare la tensione nervosa e hanno quindi il significato di un tic. Sono più gravi e persistenti nel bambino cerebropatico.
In genere si osservano sulla superficie dorsale delle mani per reiterato mordicchiamento o pizzicamento della cute.
Si manifestano clinicamente con un nodulo brunastro di circa un centimetro di diametro (Fig. 764), di consistenza aumentata.
Non sempre il tic viene immediatamente riferito. È necessario quindi sospettare, da un punto di vista clinico, il meccanismo patogenetico e chiederne conferma all’ammalato. La sospensione del traumatismo ripetuto è abbastanza facile da ottenere quando si spiega al bambino il meccanismo patogenetico ed è seguito dopo molti mesi dalla risoluzione della lesione.

Granulomi da iniezione di eccipienti oleosi

L’iniezione nelle natiche o nelle cosce di farmaci in soluzione oleosa può dare origine a granulomi da corpo estraneo (Fig. 765), che possono insorgere a distanza di molto tempo dall’iniezione e possono persistere molto a lungo.
L’asportazione chirurgica radicale è talora l’unica soluzione terapeutica per questa condizione.

Granuloma calcifico

Fa seguito all’introduzione di calcio nella cute, più frequentemente sotto forma di calcio gluconato.
Questo sale è stato usato in passato in varie condizioni, dalla tetania alle sindromi emorragiche, dagli spasmi della muscolatura liscia a sindromi allergiche, dall’ittero ad alcune malattie infettive come gonorrea e tubercolosi. Inoltre il calcio gluconato è usato di routine nel neonato, specie se prematuro, quando è richiesta un’alimentazione parenterale, totale o parziale.
La terapia calcica non è tuttavia priva di effetti collaterali, che sono stati descritti quasi esclusivamente nel neonato, probabilmente perché una ipocalcemia precoce o tardiva è relativamente più frequente nel neonato e specialmente nel neonato prematuro.
La somministrazione di calcio gluconato avviene praticamente solo per via endovenosa. Ma anche in seguito a questa via di somministrazione sono stati descritti casi di calcinosi cutanea, a seguito di stravaso accidentale della soluzione nel sito di iniezione. Poiché il gluconato di calcio non è radioopaco, i depositi radioopachi che si osservano con una radiografia delle parti molli, testimoniano la presenza di calcio fosfato.
Il primo fattore nella deposizione di sali di calcio è rappresentato dal fatto che la soluzione al 10% di calcio gluconato è sovrasatura e quindi facilmente cristallizza. Il trauma tissutale, il sanguinamento, eventuali fattori infettivi e l’iperfosforemia associata alla tetania neonatale sono altri probabili fattori patogenetici della deposizione di sali di calcio.
Da un punto di vista clinico, immediatamente dopo lo stravaso di sali di calcio, si può avere una dermoipodermite acuta, su cui spiccano caratteristiche lesioni infiltrative giallastre oppure lo stravaso non è immediatamente seguito da lesioni evidenti e solo dopo alcune settimane si osservano delle lesioni nodulari di consistenza lignea, ricoperte da cute normale (Fig. 766).

           
Fig. 766             Fig. 767

La diagnosi differenziale va fatta nei casi flogistici dalla miosite ossificante e da una dermoipodermite infettiva; nei casi senza flogosi bisogna escludere altri granulomi e l’osteoma cutis.
Anche i reperti radiologici possono dare adito ad errori di interpretazione. Intanto i depositi radioopachi (Fig. 767) si evidenziano dopo 1-3 settimane. L’area di calcificazione può essere trovata nella sede di iniezione come una massa amorfa che simula una miosite ossificante o una periostite, se in prossimità dell’osso. La calcificazione può essere diffusa, meno radioopaca, granulare a ricordare il reperto radiologico della dermatomiosite con calcificazione o infine può distribuirsi lungo le strutture vasculo-neurali.
All’esame istologico l’epidermide può mostrare lieve acantosi e ipercheratosi paracheratosica oppure può essere assottigliata con più o meno evidenti aree di necrosi, specie nei punti che ricoprono depositi di calcio nel derma papillare. Il derma può mostrare degenerazione delle fibre collagene con depositi di calcio sotto forma di masse amorfe, talora circondate da un infiltrato linfoistiocitario con alcune cellule giganti. In fase iniziale l’infiltrato infiammatorio può essere molto più evidente.
La risoluzione delle lesioni avviene spontaneamente in 4-8 settimane. Una terapia antinfiammatoria locale con pomate steroidee può essere utile in caso di forme flogistiche.

Granulomi da corpo estraneo

Possono conseguire all’introduzione accidentale nella pelle di spine vegetali (cactus, rosa) o animali (riccio). Questi ultimi sono i più frequenti durante l’estate in bambini e adolescenti. Subito dopo la puntura, che si verifica di solito in regione palmo-plantare e alla superficie estensoria dei gomiti e delle ginocchia, si avverte un dolore urente che dura alcune ore.
Le spine devono essere rimosse accuratamente con un ago sterile, dopo aver tenuto per qualche minuto in acqua la sede delle punture, per favorire la macerazione del corneo e quindi l’eliminazione del corpo estraneo. Se le spine non sono rimosse, ha origine un granuloma da corpo estraneo, che può durare fino a due anni. Gli steroidi intralesionali possono accorciare i tempi di riassorbimento del granuloma.
Il corpo estraneo nel derma può essere la cheratina dello strato corneo dell’epidermide o del pelo. Questo evento si realizza nel caso di cisti epidermiche oppure per penetrazione di peli nel derma (barbieri) o anche per rottura di un follicolo pilifero all’interno del derma, come può verificarsi per strappo traumatico di peli di tipo terminale che fuoriescono da un nevo a cellule neviche (Fig. 768, 769).

           
Fig. 768             Fig. 769

Granuloma gluteale infantile

Questa malattia è stata segnalata per la prima volta nel 1971, nonostante sia clinicamente caratterizzata da lesioni molto evidenti, spesso di aspetto pseudo-tumorale.
La causa del granuloma gluteale infantile non è del tutto chiarita; la Candida albicans, gli alogeni, il pannolino-mutandina e gli steroidi topici sono stati sospettati come fattori causali.
Parla a favore del ruolo della Candida la positività di alcuni reperti micologici. Sembra comunque improbabile un ruolo esclusivo della Candida, perché non sempre in questi casi l’esame micologico è positivo e inoltre perché un esame micologico positivo in questa sede si ha spesso in caso di dermatite seborroica e di dermatite da pannolino. C’è poi un altro argomento che parla contro il ruolo causale della Candida albicans: l’aspetto pseudotumorale delle lesioni non sarebbe passato inosservato anche prima del 1971 e quindi è da supporre che l’agente eziologico sia comparso solo poco prima di quella data.
Secondo altri Autori i granulomi potrebbero essere la conseguenza degli steroidi fluorurati. Secondo questa ipotesi i granulomi sarebbero provocati dal fluoro. Bisogna però tener presente che le lesioni granulomatose migliorano anche se si continua il trattamento steroideo.
Anche il pannolino-mutandina gioca un ruolo importante nella patogenesi del granuloma gluteale infantile perché le lesioni si realizzano sempre nel primo anno di vita, nella sede coperta dal pannolino e spesso nei punti di maggior contatto con lo stesso.
Ma il fattore patogenetico più importante sembra essere il cortisone topico in quanto tale, apparso in commercio poco prima della comparsa di questa nuova entità clinica: in effetti quasi tutti i casi pubblicati erano stati trattati con creme steroidee. Il meccanismo patogenetico non è chiaro, ma qualche rapporto sembra esserci con le striae distensae. Queste al loro comparire sono edematose, rilevate, rosso-bluastre e, d’altro canto, il granuloma gluteale infantile può lasciare delle lesioni atrofiche.
È infine probabile che fattori costituzionali giochino un ruolo predisponente, vista la rarità della malattia che contrasta con la grande diffusione dei fattori causali.
Da un punto di vista clinico il granuloma gluteale infantile prevale nei maschi e si sviluppa sempre in bambini che indossano il pannolino-mutandina tra il quarto e il nono mese di vita. È sempre preceduto da una dermatite da pannolino (Fig. 770) o da una dermatite seborroica o da una dermatite atopica dell’area del pannolino. Non c’è rapporto tra la gravità della dermatite e la comparsa del granuloma: molto spesso, anzi, il granuloma gluteale infantile compare mentre la dermatite sta regredendo.

           
Fig. 770             Fig. 771

Le lesioni sono abbastanza uniformi e consistono di noduli rosso-bluastri (Fig. 771, 772), spesso allungati e paralleli alle pieghe cutanee; i noduli risparmiano la profondità delle pieghe e sono spesso localizzati nei punti di maggior contatto con il pannolino-mutandina. Una volta che i noduli sono comparsi, essi tendono a persistere per 3-6 settimane, quindi regrediscono in 2-4 settimane, lasciando talora delle cicatrici atrofiche (Fig. 773). La dermatite da pannolino può recidivare, ma le lesioni granulomatose non recidivano più, anche se si continua ad applicare una crema steroidea.

           
Fig. 772             Fig. 773

La terapia del granuloma gluteale infantile consiste essenzialmente nel tranquillizzare la famiglia sulla benignità delle lesioni e sulla risoluzione spontanea delle stesse, cosa non sempre facile, visto l’aspetto pseudotumorale delle lesioni.

Granuloma anulare

È una malattia granulomatosa cronica, caratterizzata clinicamente da lesioni granulomatose ad evoluzione centrifuga e istologicamente da aree di degenerazione focale del collagene, circondate da un infiltrato infiammatorio reattivo.
L’eziologia del granuloma anulare sembra legata ad una reattività cutanea peculiare, probabilmente di tipo autoimmune, nei confronti di stimoli allergenici multipli e frequenti. L’ipotesi di una predisposizione autoimmune poggia essenzialmente sulle somiglianze istologiche del granuloma anulare con i noduli dell’artrite reumatoide e sull’associazione tra granuloma anulare e diabete insulino-dipendente.
Da un punto di vista clinico la malattia si osserva soprattutto nel bambino, dopo i primi anni di vita, e nell’adolescente, anche se sono riportati casi perfino in età avanzata.
Tra le diverse forme di granuloma anulare la più frequente è la forma localizzata. La sua sede più caratteristica è il dorso del piede (Fig. 776), seguita dal dorso e dita della mano (Fig. 774), gambe, avambracci, padiglione auricolare (Fig. 777). Le lesioni sono distribuite in genere asimmetricamente, poco numerose, di solito meno di cinque, talora uniche, e sono asintomatiche.

           
Fig. 774             Fig. 775

La lesione elementare è una papula dermica fredda, non eritematosa, che si estende in modo centrifugo, percorrendo alcuni millimetri alla settimana. Estendendosi lentamente in modo centrifugo, la lesione elementare risolve al centro, sicché, dopo alcune settimane dall’inizio, si può già apprezzare un caratteristico anello in periferia (Fig. 774, 776). L’anello si vede, ma ancor meglio si apprezza alla palpazione. All’ispezione si osserva un rilievo anulare, più o meno evidente alla periferia, mentre al centro la cute, sottolivellata rispetto all’anello periferico, appare di colorito perfettamente normale oppure di un colorito plumbeo o violaceo. Alla palpazione, andando dall’esterno della lesione verso il centro, si sale innanzitutto sul cordone periferico infiltrato, duro, non dolente, quindi si scende sulla cute del centro, dove il granuloma è già risolto e la cute è tornata normale.
Né sull’anello periferico, né sulla cute centrale si osserva eritema e tanto meno segni di interessamento dell’epidermide, quali desquamazione, croste o essudazione.
La forma dell’anello periferico è tondeggiante od ovalare, raramente policiclica per il confluire di più lesioni elementari. L’anello periferico è di solito continuo; può essere però costituito da papule ravvicinate, ma non confluenti.
Come per tutte le lesioni ad andamento centrifugo, l’epoca di formazione delle singole lesioni si può facilmente desumere dal diametro delle stesse, nel senso che la lesione più estesa deve essere comparsa per prima e viceversa.
Lasciata a se stessa, la lesione del granuloma anulare tende ad estendersi gradualmente per mesi o anni, raggiungendo anche un diametro di 10 centimetri e più, e poi regredisce spontaneamente senza lasciare alcun esito. Caratteristica-mente la lesione può regredire rapidamente a seguito di interventi terapeutici o bioptici.
Le recidive sono quasi la regola e possono verificarsi nella stessa sede o in sedi vicine alla precedente, dopo che le lesioni iniziali sono regredite o prima che regrediscano: in quest’ultimo caso la recidiva può verificarsi all’interno dell’anello delle precedenti lesioni, sicché possono realizzarsi degli anelli concentrici.
Gli esami di laboratorio non mostrano in genere alcuna alterazione, rara è l’associazione con diabete insulino-dipendente.
L’esame istologico (Fig. 775) mostra a piccolo ingrandimento il risparmio dell’epidermide e la presenza nel derma reticolare di focolai di derma desertico, circondati da infiltrato flogistico. L’aspetto desertico del derma è dovuto alla necrosi parziale del collagene, mentre l’infiltrato infiammatorio appare costituito prevalentemente da istiociti che si dispongono a palizzata intorno al collagene degenerato. Questo aspetto è simile al quadro istologico del nodulo reumatoide, avvalorando l’ipotesi della patogenesi autoimmune del granuloma anulare.
La diagnosi differenziale da tutte le dermatiti figurate si fa abbastanza agevolmente per la mancanza di alterazioni dell’epidermide e di eritema, che contrasta con il netto rilievo dell’anello periferico. La diagnosi differenziale meno semplice è con alcune forme di eritema figurato e ancora di più con il lichen anulatus: quest’ultimo è scarsamente eritematoso e l’area centrale di risoluzione può avere un colorito molto simile a quello del granuloma anulare, però le sue lesioni sono meno rilevate, talora ricoperte da lieve desquamazione e si distribuiscono diversamente, interessando talora sedi caratteristiche, come la superficie flessoria degli avambracci.
La terapia del granuloma anulare è esclusivamente sintomatica, quindi è giustificata solo da motivazioni estetiche, visto che la malattia non infastidisce chi ne è affetto e non lo espone ad alcun rischio di complicanze. Perciò, in caso di lesioni in sedi visibili, ad esempio il dorso delle mani, è indicata una terapia occlusiva con cortisone e catrame, che spesso porta alla risoluzione delle lesioni in 7-10 giorni, pur senza impedire ovviamente le recidive nella stessa sede o in altra sede.
Accanto alla forma localizzata, forme meno frequenti sono il granuloma anulare profondo e quello generalizzato. La forma profonda può essere isolata o associata alla forma superficiale localizzata. È caratterizzata dalla presenza di noduli sottocutanei, asintomatici, di difficile diagnosi quando isolati. Spesso i noduli profondi sono scambiati per neoplasie e la diagnosi corretta è una sorpresa istologica.
La forma generalizzata è caratterizzata dalla presenza di papule numerosissime (Fig. 779), distribuite spesso su tutto l’ambito cutaneo: la diagnosi è resa possibile dalla presenza di alcuni elementi papulosi con iniziale tendenza alla risoluzione centrale con anularità periferica.
Altre forme meno frequenti di granuloma anulare sono la forma lineare e perforante.

Necrobiosi lipoidica

È una malattia collegata istologicamente al granuloma anulare, per la presenza di focolai di degenerazione e necrosi del collagene: questi sono più grossolani ed evidenti e possono presentare deposizione di lipidi; l’infiltrato infiammatorio istiocitario a palizzata presenta spesso delle cellule giganti.
Dal punto di vista eziologico, più stretta appare la relazione con il diabete o con uno stato prediabetico, anche se la gravità della malattia non è correlata a quella del diabete.

Fig. 780

Clinicamente, la necrobiosi lipoidica prevale nel sesso femminile e spesso si localizza con poche chiazze sulla superficie anteriore delle gambe (Fig. 780). Dal punto di vista morfologico, la necrobiosi lipoidica è più infiammatoria del granuloma anulare, spesso giallastra per la deposizione di lipidi. Spesso la parte centrale è atrofica e mostra vasi telangectasici in superficie.

Noduli reumatoidi

Rappresentano uno dei segni cutanei dell’artrite reumatoide, soprattutto delle forme più gravi. Possono però riscontrarsi anche in forme lievi di artrite, possono precedere la localizzazione articolare e possono infine presentarsi indipendentemente da qualsiasi localizzazione articolare.
Le sedi più frequenti sono le mani, le ginocchia, il padiglione auricolare, la regione scapolare e occasionalmente altre sedi, specie se soggette a pressione. L’obiettività è simile a quella del granuloma anulare profondo, cioè un nodulo duro (Fig. 781), non dolente alla palpazione, che può diventare spontaneamente dolente, se compresso tra l’osso e una superficie dura esterna.

Fig. 781

L’esame istologico mostra un focolaio di degenerazione completa del collagene, circondato da un infiltrato istiocitario a palizzata.
Una volta fatta la diagnosi, in caso di lesioni esclusivamente cutanee, un trattamento antinfiammatorio steroideo può essere indicato. Se non si ottiene un risultato con clobetasone unguento, eventualmente in occlusione, si può ricorrere al triamcinolone intralesionale (5mg/ml).

Granuloma facciale

È un granuloma del volto, caratterizzato clinicamente da un decorso cronico e istologicamente da una vasculite localizzata ad infiltrato neutrofilo ed eosinofilo. L’eziologia è sconosciuta e non in rapporto con vasculiti sistemiche. È rara in età infantile, ma si osserva più frequentemente nel giovane adulto.

Fig. 783

È caratterizzato clinicamente da un granuloma asintomatico del volto di colorito rosso-brunastro (Fig. 783), a limiti netti; la sua superficie può presentare una lieve desquamazione e telangectasie superficiali, mentre con una lente di ingrandimento si possono vedere gli sbocchi follicolari dilatati. Il granuloma facciale può essere caratterizzato da un singolo elemento o da elementi multipli.
Da un punto di vista istologico è caratterizzato da un granuloma massivo che occupa completamente il derma, risparmiando una sottile zona al disotto dell’epidermide. L’infiltrato è costituito prevalentemente da neutrofili ed eosinofili, spesso con vasi dilatati e cellule endoteliali rigonfie. Dopo una fase iniziale di crescita, le lesioni persistono per molto tempo.
La notevole persistenza e la scarsa sensibilità alla terapia conferiscono un notevole significato estetico all’affezione.
La terapia più efficace è quella cortisonica intralesionale. In caso di insuccesso, si può ricorrere all’asportazione, se si tratta di un solo elemento, o a cosmetici coprenti.

Sarcoidosi

È una malattia con un vasto spettro clinico, caratterizzata istologicamente da un granuloma di cellule epitelioidee.
L’eziologia non è nota e si pensa che essa rappresenti una peculiare reazione dell’ospite ad agenti di vario tipo.
Qualunque sia l’organo interessato, l’esame istologico mette in evidenza un granuloma lobulato molto caratteristico (Fig. 782), costituito quasi esclusivamente da cellule epitelioidi, talora associate a cellule giganti multinucleate. La colorazione per le fibre reticolari evidenzia un fine reticolo che circonda il granuloma e può in esso penetrare; nelle cellule giganti multinucleate possono essere presenti corpi asteroidi e strutture lamellari concentriche, note con il nome di corpi di Schauman.
Da un punto di vista biologico, la sarcoidosi è caratterizzata da una depressione dell’immunità cellulo-mediata, la cui più tipica espressione è l’anergia tubercolinica.
Quasi tutti gli organi possono essere interessati nella sarcoidosi e tra questi la cute, che è colpita in circa un quarto dei casi. L’impegno della cute è multiforme, potendo andare da forme sottocutanee profonde a forme nodulari, papulose, in placche, angiolupoidi (Fig. 784), a tipo lupus pernio ed eritema nodoso.
Nel bambino la sarcoidosi è rara e può presentarsi a livello cutaneo sotto forma di eritema nodoso, di lesioni papulose e in placche.
La prognosi della sarcoidosi è molto variabile e dipende dagli organi colpiti e dal diverso andamento clinico. La diagnosi clinica è confermata dall’esame istologico, dai test intradermici specifici (test di Kweim) e con la tubercolina (anergia) e infine dagli elevati livelli di enzima che converte l’angiotensina (ACE).
Il trattamento, quando necessario, si fonda essenzialmente sull’uso degli steroidi sistemici e di quelli topici nelle localizzazioni cutanee.

Granuloma ombelicale del neonato

A distanza di giorni o settimane dalla caduta del moncone ombelicale, non è raro osservare in regione ombelicale un tessuto di granulazione esuberante, di colorito rossastro, non ricoperto da epidermide (Fig. 785). L’esame istologico mostra un tessuto di granulazione ricco di vasi.
La terapia si attua con nitrato d’argento in cannello, che si applica sul tessuto di granulazione, dopo aver protetto con una pomata grassa inerte, ad esempio vaselina, la cute circostante. Sono in genere sufficienti una o due toccature, distanziate di pochi giorni.
Il granuloma ombelicale del neonato va distinto dal granuloma da talco, che è un granuloma da corpo estraneo e da alcune formazioni polipoidi, espressione di residui embrionali dell’uraco o del dotto vitellino.

Angioma lobulare eruttivo

Più noto con il nome di granuloma piogenico o granuloma telangectasico, è una delle più comuni reazioni della cute, ma anche di altri organi, ad agenti di vario tipo, che stimolano l’angiogenesi. Colpisce entrambi i sessi e può essere osservato ad ogni età (Tab. 1), ma predilige i bambini e i giovani adulti. Si ritiene che nella maggior parte dei casi faccia da stimolo angiogenico un trauma, ma questo raramente viene riportato dal soggetto affetto o dai suoi genitori. A far ipotizzare il ruolo di un trauma sta la localizzazione della lesione, spesso presente in sedi esposte, come il volto, le mani, il labbro.
La lesione è unica, ma raramente può succedere che all’asportazione di un angioma eruttivo faccia seguito la comparsa al suo intorno di lesioni satelliti multiple (Fig. 786).

           
Fig. 786             Fig. 787

Compare come un punto rosso, che si allarga velocemente e raggiunge un diametro di alcuni millimetri o più, nel giro di qualche settimana. La rapida crescita, con conseguente distensione dell’epidermide sovrastante, e la localizzazione in sedi esposte fanno sì che l’angioma quasi sempre finisca con il sanguinare: il sanguinamento è spesso notevole e sproporzionato (Fig. 787) alle dimensioni dell’angioma, facendo preoccupare notevolmente il paziente. Dopo aver sanguinato, l’angioma si ricopre di una crosta nerastra, facilmente asportabile con conseguente ripresa del sanguinamento. Quando il paziente giunge allo specialista, la lesione nella maggior parte dei casi ha sanguinato una o più volte.
Prima di sanguinare l’angioma lobulare eruttivo si presenta come una neoformazione rossastra del diametro di pochi millimetri, di solito peduncolata, talvolta caratteristicamente formata da due (Fig. 788) o più lobuli. Se si schiaccia delicatamente la lesione, si riesce a comprimerla, ma non scompare del tutto il suo colorito rossastro. Dopo aver sanguinato, la lesione appare coperta da una crosta ematica nerastra, talora molto spessa, che nasconde alla vista le sue caratteristiche angiomatose.
L’angioma lobulare eruttivo differisce dagli altri angiomi soprattutto per la sua velocità di crescita che è poi la causa del sanguinamento.
L’emangioma del neonato e l’angioma rubino dell’adulto sono molto diversi clinicamente, crescono lentamente e difficilmente vanno incontro a sanguinamento.
L’angioma rilevato che complica il nevo flammeo o angioma color vino porto è più simile all’angioma lobulare eruttivo e può sanguinare, ma non è di solito peduncolato.
Il sarcoma di Kaposi insorge di solito su una chiazza rosso-vinosa e cresce molto più lentamente.
Nel bambino la diagnosi differenziale più frequente è con il nevo di Spitz, che spesso ha un aspetto angiomatoide per la presenza di telangectasie sulla sua superficie. Il nevo di Spitz può essere clinicamente indistinguibile dall’angioma lobulare eruttivo e la diagnosi esatta può essere una sorpresa istologica: importante è la storia che nel nevo di Spitz parla di una crescita più lenta, in mesi, e non evidenzia sanguinamento; all’esame obiettivo il nevo di Spitz non è mai lobulato e, alla digitopressione, il colorito rosso di superficie scompare, per evidenziare un colore leggermente più scuro della cute normale.
L’esame istologico mostra una neoformazione peduncolata, avvolta quasi completamente dall’epidermide, che si insinua in basso a formare un collaretto intorno alla lesione: la neoformazione è costituita da lobuli (Fig. 789) di tessuto angioformativo, cioè lumi capillari rivestiti da cellule endoteliali rigonfie. Se l’epidermide si erode, compaiono polimorfonucleati neutrofili nello stroma, giustificando così il nome di granuloma piogenico. Se la lesione non viene asportata precocemente, compaiono segni di fibrosi, non dissimili da quelli che si osservano nell’angioma sclerotico.
La terapia consiste nell’asportazione con "curette" della lesione: essa è dettata dal sanguinamento, spesso copioso. In anestesia locale, si asporta la lesione e si gratta il fondo, soprattutto al centro, dove possono rimanere residui di tessuto angioformativo. Recidive si osservano in meno del 10% dei casi. La comparsa di lesioni satelliti (Fig. 786) alla periferia può precedere o seguire l’asportazione: queste lesioni hanno comunque una minore tendenza evolutiva, rispetto alla lesione originaria.

E. Bonifazi


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